Da piccolo i miei genitori mi raccontavano storie di draghi nobili, pronti a donare il proprio cuore a chi ne avesse bisogno e a difendere il regno dalle forze del male, ma si sbagliavano. I draghi, quelli veri, sono come raccontano le antiche leggende: esseri crudeli e intelligenti che provano piacere nel caos e nella distruzione.

Su una cosa però le storie che leggevo da piccolo avevano ragione: a volte il cuore di un drago viene dato a un eroe. Io sono l’Arisen, e mentre nel mio petto batte il cuore di un mostro, il mio batte sotto le sue scaglie.

Io, Krubal e i due mercenari che ci stanno seguendo abbiamo dato la caccia a Grigori per quattro mesi prima di riuscire a trovarlo, sulla cima del Monte Impuro. Il viaggio per arrivare qui da Gran Soren è stato lungo, difficile, alcuni compagni non sono più tra noi e anche noi siamo deboli e stanchi, prossimi alla fine.
I due guerrieri stanno attirando l’attenzione del gigantesco drago mentre io mi arrampico nelle rovine delle Grandi Mura, per trovare una ballista con cui trafiggere il mio cuore, che batte nel petto del mostro.
Non so se questo ucciderà entrambi o se sarò liberato dalla mia maledizione, ma è l’unico modo per riportare la pace nella nazione e salvare i popoli della terra dalla distruzione, quindi stringo i denti ancora una volta, riprendo fiato, miro al petto ricoperto di scaglie e lascio volare la freccia.

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In quei pochi istanti che la freccia impiega a trovare il suo bersaglio, ripenso a quante volte, in altre vite e altri mondi, ho affrontato un drago.

Avevo 16 anni, la prima volta che ho affrontato un drago. In quei giorni mi facevo chiamare Evilkiller e la bestia che cercavo era conosciuta come Thaxll’ssillyia, un terribile drago d’ombra posto a guardia del tempio di Amaunator, nascosto sotto alle colline di Umar, al di là del deserto del Calimshan.
Un saggio mi aveva detto di cercare una pietra magica, in grado di nascondere me e i miei compagni dagli occhi indagatori del drago, ma lasciare una tale mostruosità libera di solcare i cieli del Faerûn avrebbe reso le mie notti insonni per il resto della mia vita.

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Quella prima battaglia mi insegnò la prima cosa fondamentale da sapere quando affronti un drago: non sempre uniti si vince.
Eravamo arrivati al tempio in sei, ma solo in due siamo riusciti a uscirne, gli altri sono stati uccisi dal soffio del drago.

Sfuggito al Calimshan e al Signore delle Ombre, Duncan mi ha trovato a Ostagar e reclutato nei Guardiani Grigi, un Ordine di guerrieri che da secoli cercano di evitare che il Flagello distrugga il Ferelden e tutto Thedas.
Purtroppo Duncan non visse abbastanza da affrontare l’Alto Drago in cima alla montagna del lago Calenhad o Flemeth nelle Selve Korcari, ma fu comunque il suo pugnale a dare il colpo decisivo a entrambi e a uccidere l’Arcidemone, rimandando ancora il Flagello per qualche centinaio d’anni.

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Nessuno di noi si aspettava che i draghi fossero ancora vivi, dopo 400 anni che si erano creduti estinti, e sconfiggerli non fu un’impresa facile, ma il Creatore non aveva dimenticato i suoi figli e grazie alla conoscenza tramandata dalla mia precedente vita nei Reami Dimenticati, oggi posso essere qui a raccontarvi del loro soffio infuocato.

Ogni battaglia lascia però delle ferite e delle cicatrici che persistono anche in altri mondi e in altre vite e la morte dei miei compagni lasciò il segno più grosso. Decisi di proseguire le mie avventure da solo.

Il mio cammino da Eletto cominciò in catene. Le guardie imperiali mi avevano arrestato e portato a Helgen, un piccolo avamposto nel sud di Skyrim, per la mia decapitazione. La mia testa era già sul ceppo, a disposizione del Boia, quando uno dei servi di Alduin attaccò la guarnigione in cerca di cibo. Ulfric, il capo dei ribelli che stava per essere giustiziato insieme a me, mi aiutò a salvarmi. Da lì riuscii a raggiungere Whiterun e ad avvisare lo Jarl dell’imminente attacco dei draghi, ma fu solo quando arrivai al Tumulo delle Cascate Tristi che scoprii di essere il Dovakhiin, nato dal Sangue del Drago e unico in grado di sventare le profezia del muro di Alduin.

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Inseguii Alduin e i suoi lacchè per mesi, alla ricerca di indizi sul loro nascondiglio e di armi in grado di colpire e trapassare le scaglie di un semi-dio della distruzione, solo per scoprire che l’arma più efficace era già dentro di me: la mia voce. Fu un mio urlo a costringere Alduin ad atterrare, al confine tra questo mondo e il prossimo, per dare alla mia spada l’occasione di colpire dove un drago è meno protetto: il ventre.

La vita di un eletto però è costellata di dure decisioni e scelte che non possono essere rimandate, e quindi eccomi qui, sulle Grandi Mura, mentre un freccia attraversa le rovine verso il petto di Grigori, l’ultima fatica prima del mio meritato riposo, accompagnato da un amico fidato che non vuole lasciare il mio fianco nonostante questo significhi morte certa.

Di certo so una cosa: anche se l’uomo dentro di me vorrebbe solo avere una vita tranquilla, una voce mi guida a nuove imprese e so che la caccia non è ancora conclusa: il drago che ha quasi ucciso Re Foltest durante l’assedio del castello dei La Valette è ancora vivo e qualcuno mormora che si nasconda dei Regni Settentrionali.

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