Il club dei 27

by redazione

27

Per il primo speciale riservato ai nostri soci del 2015 abbiamo pensato di raccogliere gli articoli migliori scritti dai nostri autori, entro il loro ventisettesimo anno d’età. Ne abbiamo scelti sette, e sono soltanto articoli: in cantiere è già in preparazione un nuovo speciale riempito soltanto di narrativa.

Come sempre, lo speciale è a disposizione dei nostri soci (come già lo speciale interviste dell’estate scorsa): se non siete ancora abbonati, andate a questa pagina, pagate 10€ soltanto e per un anno potrete leggerli senza problemi – assieme a tutti i numeri dal 47 in avanti, e ai futuri speciali.

Grazie a: Giacomo Buratti, Eleonora C. Caruso, Giulio D’Antona, Gianluca Didino, Nicolò Porcelluzzi, Matilde Quarti, Alessandro Romeo.

Introduzione

Di solito si smette di respirare. Poi muori. Per carità, ci sono tanti metodi, e il Club dei 27 non ne esclude nessuno: anzi, ci sembra di capire che incentivi una certa varietà. C’è chi è stato soffocato dall’acqua della piscina, chi dal vomito, chi dal monossido di carbonio, chi da una corda e via così.

Il problema di questo Club è che, come dire, preferirebbe vederti morto. Per quanto ci riguarda questo prerequisito lo rende un po’, ecco, un po’ un Club del cazzo, e abbiamo deciso di combatterlo con un #nuovoClub27!

Come si viene ammessi? È facile. Devi avere scritto un articolo per inutile, un articolo MOLTO BELLO, e averlo pubblicato entro il ventisettesimo anno e 364esimo giorno della tua vita: a parole è facile, nella pratica un po’ meno.

Perché? Perché un anno, nell’editoria e su Giove, equivale a dodici terrestri. A 35 anni ti chiamano ancora giovane? Ecco, noi abbiamo deciso che giovane va bene fino ai #27, prendere o lasciare.

Abbiamo scelto con cura sette pezzi che potessero riflettere l’intera iridescenza offerta da questo piccolo e adorabile prisma che otto anni fa abbiamo chiamato inutile. Troverete quindi articoli che parlano di serie tv, di libri, di videogiochi, di musica: tutti, secondo noi, gettano un po’ di luce su cosa significa essere vivi nel ventunesimo secolo. Perché qui, nel #nuovoclub27, stiamo tutti benone.

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Le mille domande ad Alan Pauls

by Tamara Viola e Giacomo Buratti

Sono le 6:45 di mercoledì 19 novembre. I miei vicini stanno tormentando il loro piccolo bambino gemente e piangente con la sigla dei Barbapapà. Ogni mattina è una sconfitta contro l’orologio e contro la vita. Ma oggi è diverso, oh sì che è diverso; non perché sfonderò il muro di pugni urlando: «Adesso chiamo la Polizia!» ma perché intervisterò Alan Pauls in compagnia del mio fidato amico e sodale Giacomo Buratti.
Passo circa trentacinque minuti a osservare la mia chioma: non posso presentarmi con un’acconciatura indecente davanti all’autore di Storia dei capelli.

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Sono le nove e un quarto e il treno regionale per Roma è in ritardo di cinque minuti. Cinque minuti non sono niente. Cinque minuti sono l’ultimo degli incidenti che ti possono capitare su un regionale. Il treno delle nove e un quarto poi è relativamente tranquillo. È troppo tardi per i ragazzini che si passano i compiti prima di entrare a scuola e troppo presto per i ragazzini che a scuola l’hanno sfangata e quindi sono carichi di adrenalina, sudore e musica di Pitbull sparata dai telefoni. Il treno delle nove e un quarto è quello dei ragazzi un po’ più grandi che hanno sempre l’aria di non essere dove dovrebbero (a letto o in classe) e di quelli che scendono al San Filippo Neri o al Gemelli per andare a trovare nonna che si è rifatta l’anca o a farsi vedere la spalla che non funziona più tanto bene. A me tocca la signora che chiede di sedersi nel posto vicino al mio perché se non si mette nella direzione del treno poi vomita, e una ragazza davanti a me che legge Dan Brown in edizione flipback Mondadori. Niente di grave. Read More

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Intervista a George Saunders

by Giacomo Buratti

George Saunders,

Anche senza andare direttamente negli Stati Uniti, il buon Giacomo Buratti riesce a portarci delle interviste incredibili: oggi ha intervistato George Saunders, l’autore di Dieci dicembre, il libro che è finito nelle classifiche dei migliori libri del 2013 di tutti quelli che hanno fatto classifiche dei migliori libri del 2013. Leggetela e godetevela: e grazie ad Alessandro Grazioli di minimum fax per l’aiuto.

Le storie raccolte in Dieci dicembre mi hanno fatto pensare a quella che avevi pubblicato nel 2009 su McSweeney’s, Fox 8, in cui il protagonista diceva agli umani di provare a essere «più gentili». Mi sembra che i personaggi nei racconti del tuo ultimo libro per la maggior parte provino attivamente a essere brave persone, anche se a volte finiscono per sembrare solo degli idioti. Poi ho letto il discorso che hai tenuto alla Syracuse University sul «cercare di essere più gentili» e ho creduto di aver fiutato qualcosa. Sei ossessionato da quella volpe o è solo un problema mio?

Be’, quello era il modo in cui la volpe vedeva la vita, comprensibilmente, credo, data la storia in cui si era trovata. Read More

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numero 48

by redazione

{Eccoci, all’inizio del nuovo anno, con un nuovo numero: il numero 48: qui sotto troverete l’editoriale e una breve introduzione per ogni pezzo. Sta per essere stampato e spedito agli abbonati e se lo volete potete comprarlo qui!
Visto che però siamo nel 2012, ci pareva brutto non vivere come nel 2012: allora eccovi anche il pacchetto completo della versione digitale (pdf, epub, mobi) che potete comprare a 2,00€ e vi sarà spedito direttamente alla vostra email!}

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Intervista a Federico di Vita

by redazione

{di Giacomo Buratti}

{da domani in libreria si può trovare Pazzi scatenati. Usi e abusi dell’editoria italiana (effequ, 14€), un saggio/inchiesta/romanzo scritto da Federico di Vita. Quella che segue è un’intervista registrata con l’autore del libro lo scorso ventisei dicembre, nel pieno stordimento postprandiale delle feste}

Come ha detto qualcuno, la paura è una delle caratteristiche della vita dei precari dell’editoria — e infatti molte delle persone che hai intervistato hanno chiesto di restare anonime —, mentre Pazzi scatenati è un libro che, come direbbe mia nonna, “non le manda a dire”.  È perché tanto ormai hai deciso che non lavorerai mai più nell’editoria o perché pensi che sia giusto così?

Non penso che lavorerò più nella piccola editoria. Ci ho provato per cinque anni e non sono mai riuscito a lavorare nel senso di essere pagato, che poi è quello che si trova sul vocabolario, e quindi penso che non ci lavorerò più perché ho bisogno dei soldi per vivere. Ma nel libro non ci sono scritte cose non vere. Io ho spiegato un meccanismo, che è quello del mondo editoriale, che porta allo sfruttamento della gente.

Li ritrai come una massa di incompetenti…

Molti sono incompetenti, molti sfruttano la gente: alcuni coincidono, alcuni no. Alcuni non sono né incompetenti né sfruttano la gente, ma sono una minoranza.

Ma secondo te è ora di dire le cose come stanno, e di proporti come Roberto Saviano dei poveri…

Sei un coglione.

… oppure c’è un po’ di disfattismo?

Voglio dire una cosa, perché vedo che anche tu, come altri che stanno un po’ nell’ambiente, tendi a notare solo uno degli aspetti. Lo stesso succede in quell’articolo a cui hai fatto riferimento di MilanoRomaTrani, pure lì vengono sottolineate solamente queste parti più risentite o rabbiose, per esempio l’intervista ai redattori anonimi. È vero, c’è anche questo nel libro, perché evidentemente quest’ambiente porta a maturare le considerazioni che hai fatto anche tu, che hanno fatto i redattori che ho intervistato e che in parte magari ho fatto anch’io. Però c’è anche dell’altro. Quello che ho provato a fare è parlare di questo mondo, di una situazione comunque tragica, però in modo lieve, anche per renderla accessibile a tutti e non per fare la solita parte di quello che si lamenta che  – anche se su questo tema forse non c’era – ha comunque rotto le palle. Read More

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Intervista a Rick Moody

by Giacomo Buratti

{quella che segue è una parte di un’intervista a Rick Moody che il nostro Giacomo Buratti ha avuto occasione di portare a casa durante una recente visita a New York. Per leggere l’intervista completa scaricate il nostro speciale interviste (Oggetto: Interviste), gratuito per i nostri abbonati, o in vendita su Port Review.}

È una domanda un po’ stupida ma te la devo fare: ti hanno mai scambiato per Hank Moody, quello di Californication?
La cosa divertente è che mio zio — il mio prozio, in realtà — si chiamava Hank Moody, e il mio vero nome è Hiram, con l’acca, così quando la serie è iniziata mi è capitato di chiedermi se fosse una specie di cronaca… su di me. E conosco qualcuno che conosce Tea Leoni, la moglie di David Duchovny, e ha chiesto a Tea e David se il nome [Hank Moody] fosse basato su me, e loro dicono che non è assolutamente così…
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numero 45

by redazione

{di Alessandro Romeo}

Se state leggendo queste parole su della carta sappiate che quello che avete tra le mani è l’ultimo numero con questo formato. Dopo l’estate si cambia: in che modo, non ve lo dico. Eh! I vantaggi sono diversi: noi si alza il tiro, voi godrete di più; noi saremo più rilassati, voi più soddisfatti; noi potremo ricominciare a vivere delle vite normali, riabbracciare le nostre donne, allevare i nostri figli e dedicare un paio d’ore al giorno alla caccia al bisonte, voi potrete smettere di attaccare i numeri di inutile sulla fronte dei vostri famigliari per leggerli mentre cucinate.

Piegati per l’ultima volta in sei parti, ci sono: Loretta e la sua saggezza, Maggiolo e la sua brevità, Porcelluzzi e la sua storica fedeltà, Buratti e la sua sieropositività, Samantha Luciani e la sua posterosità.

E come diceva Gesù di Nazareth: «Invecchiare bene. Viaggiare comodi. Far piangere di tanto in tanto le proprie donne».

{scarica il #45 o leggilo su Issuu}

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Clandestina a Milano

by redazione

I nostri buoni Giacomo Buratti e Alessandro Romeo, che han partecipato a Clandestina (ve la ricordate? L’antologia che abbiamo presentato a Mestre il 22 dicembre) parteciperanno alla presentazione della stessa a Milano, in Via Atto Vannucci 3 (traversale Via Ripamonti), il 2 febbraio alle 18. Con loro Federico Di Vita (il curatore) e Matilde Quarti (Follelfo), Vincenzo Latronico presenterà il tutto. Noi saremo in prima fila.

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numero 39

by redazione

L’editoriale, di Alessandro Romeo

Caro Babbo Natale, il racconto che ci hai mandato è scritto davvero bene. Due paginette pulite pulite, senza errori e con una prosa chiara e scorrevole. È un piacere leggerti, davvero, e la redazione è d’accordo con me sul fatto che leggere le tue righe sia piacevole come pattinare sul ghiaccio. Ma ci sono due problemi: il primo è che non si tratta di un racconto, ma di una lista di oggetti, con delle considerazioni qua e là. È vero, c’è chi con delle liste ci ha scritto belle cose, come Perec; Matteo B.Bianchi, nostro amico, è un convinto sostenitore del valore letterario delle liste ben fatte. Però una lista è una lista, cazzo. Altro problema è che l’autore di quella lista sono io: è la letterina che ti ho mandato quando avevo sette anni. Per questa volta, quindi, non se ne fa niente. Al tuo posto ci sono Piccinini, Gallù, Buratti, Maggiolo, McJagger e Snider.
Ho creduto in te, lo ammetto. Contribuivi al sogno. Ma questo scherzo è stato una vera tegola in testa. Potevi almeno controllare i nomi, no? Tra l’altro il Pegasus che scatarra lo sto ancora aspettando. Read More

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numero 36

by redazione

L’editoriale, di Alessandro Romeo

«Ti amerei anche se fossi gay» cantava Masini qualche tempo fa. Parliamo di discriminazione. Discriminazione che può essere anche razziale. Tra nord e sud, in Italia, c’è una bella differenza, per non parlare del medio Oriente, tipo non so, dico a caso, Gaza. Ma Gaza in realtà non c’entra niente. Allora parliamo dell’estremo Oriente: in Cina si sta ancora smaltendo la coda di cento chilometri che si è formata nei giorni passati. L’estate sta finendo. Già. Code anche qui, ma meno, perché c’è la crisi e la gente non va in vacanza. Il tempo passa in fretta e arriverà per tutti la morte. C’è un dio dietro tutto questo? Naaa, dai, non scherziamo. Insomma si possono avere visioni discordanti della stessa cosa. Il relativismo ci salverà, il relativismo ci distruggerà. Non abbiamo parlato dello stannato di sodio per sbiancare i denti. Però abbiamo scritto, perché mentre il mondo gira gli scrittori scrivono: Loretta parla d’amore, Buratti parla di femmine, Scandolin di documentari, Bottoni di poesia, Boligol di nuovo d’amore. Credo di aver detto tutto quello che volevo dire.

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