Nessuno batte Brezsny

by Caterina Di Paolo

14582024430_70a948cb76_z

Il mio oroscopo di questa settimana – naturalmente è quello di Brezsny – dice così:

“Sono un seme che sta per scoppiare”, scriveva Sylvia Plath nella sua opera Tre donne. È così che ti vedo in questo momento, Bilancia. Sei piena dell’energia che pulsa all’interno di un seme quando è pronto a germogliare. Ti sei preso il tempo necessario, hai raccolto il nutrimento che ti serviva, hai aspettato le condizioni giuste. E quel momento estatico e pieno di speranza sta per arrivare. Forza!

Faccio parte dell’umanità che legge Internazionale sul tram. Sono anche stata abbonata qualche anno fa, è stato il regalo di compleanno più azzeccato dopo tanto tempo – quest’anno mi hanno regalato un abbonamento a Linus, il mensile della mia adolescenza. L’anno prossimo vorrei iscrivermi a Wired. Se un giorno sarò ricca, tra le prime cose che comprerò ci saranno gli abbonamenti a queste tre testate, più una bicicletta (con le marce oppure con il freno a pedale), una vaporiera in ceramica, un’automobile elettrica e uno stock di pantaloni di lino. Rileggendo questa lista mi dico che sono davvero una lettrice di Internazionale. Lo sono così tanto che ricordo un articolo di tanti anni fa in cui si usava la prosa frizzantina e arguta tipica del settimanale per descrivere una cittadina macrobiotica tedesca. Si parlava di bambini vestiti solo di cotone biologico con genitori giovani e snelli che si occupavano a vario titolo di cultura (grafici, giornalisti, fotografi): tutti vestivano casual e colorato, tutti giravano in bicicletta, nessuno aveva la televisione ma tutti possedevano un Mac. L’articolo denunciava la distopia che si era venuta a creare nella cittadina, ravvisabile soprattutto nella predominanza di abitanti bianchi e tedeschi direttamente conseguente all’alto reddito necessario a vivere nel paese delle meraviglie biologiche. I commercianti erano i più discriminati, perché dovevano (naturalmente) certificare al minimo dettaglio la provenienza delle loro merci e il loro essere rispettose dell’ambiente. Un signore turco che viveva in Germania da decenni era stato costretto a chiudere la sua bottega per queste ragioni. Read More

j j j

Non siete in ritardo

by Kevin Kelly

kevinkelly

Riuscite a immaginare quanto incredibile sarebbe stato essere un imprenditore nel 1985 quando quasi tutti i domini .com erano disponibili? Tutte parole: brevi, fighissime. Bastava solo chiedere. E chiederne uno non costava niente. Questa enorme opportunità durò diversi anni. Nel 1994, uno degli autori di Wired si accorse che mcdonalds.com non era ancora stato preso. Così, con il nostro incoraggiamento, lo registrò e provò a venderlo a McDonalds, ma la loro incompetenza in materia di internet era così spassosa che diventò un articolo di Wired. Poco dopo notai che anche abc.com era ancora libero e quando feci una consulenza per i maggiori dirigenti di ABC sul futuro del digitale, gli dissi che avrebbero dovuto tirar fuori dagli scantinati il loro geek più intelligente e fargli registrare un dominio col loro nome. Non lo fecero. Read More

j j j

La nostra maledizione e il nostro specchio

by Pietro Menozzi

cracked-earth

Per parlare di Bolaño ci vorrebbe Carmelo Bene. Nel suo studio, il bicchiere di Ballantine’s in mano. Per due volte sopprime le parole prima di iniziare. Guarda fisso in camera e abbassa gli occhi sulla mole tartassata di 2666. Espressione costernata. «Questo è abbandono, baratro, il baratro del controllo – pausa – Bisogna imparare a cadere, un buco nero … caduta libera e movimento – espira volute di fumo irritato dal bisogno di spiegare, la comunicazione è una piaga – sappiamo cadere? vogliamo precipitare?»
Ha una mano sulle pagine, lo sguardo assente «Qua non si spiega niente, è anarchia programmatica, caos… Artaud diceva la poesia è anarchica, nella misura in cui la sua apparizione deriva da un disordine che ci riavvicina al caos, ecco… si parla di noi, lo capisci? Qua non inizia niente e finisce tutto, ininterrottamente – la voce si abbassa – è l’inizio perpetuo della fine, sfinimento della fine, esplosione della fine …»
Furioso «e iperfetazione della storia, ratto della storia dalle mani degli storici, la storia qua dentro è una ferita che continua a suppurare storie; un tumore che si riproduce all’infinito. Questa è la storia, che finisce in un deserto, un ossario tra l’occidente e la sua fogna…». Legge:

Il 10 dicembre alcuni dipendenti del rancho La Perdicion informarono la polizia del ritrovamento di uno scheletro nei terreni ai margini della fattoria, all’altezza del chilometro venticinque della strada per Casas Negras. All’inizio pensarono che si trattasse di un animale, ma quando scoprirono il teschio si resero conto dell’errore. Secondo la relazione del medico legale si trattava di una donna, ma le cause della morte, visto il tempo trascorso, restavano oscure. A circa tre metri dal corpo furono rinvenuti dei pantaloni tipo fuseaux e un paio di scarpe da tennis.»[footnote]Da 2666 di Roberto Bolaño, Adelphi 2011.[/footnote]

Read More

j j j

Scuoieresti un Big Bad per me?

by Marianna Crasto

Buffy-Anne

Nei primi mesi del 2005 avevo da poco compiuto 20 anni e non avevo un soldo. Dissi a mia madre che, a partire da un certo giorno, avrebbe dovuto comprare i dvd in uscita con Tv sorrisi e canzoni.
“Ti conviene dire al giornalaio di metterli da parte con regolarità, caso mai una settimana ci dimenticassimo” dissi.
Ero molto seria perché si trattava dei i dvd di Buffy L’ammazzavampiri: dvd contenuti in scadentissime custodie salvaspazio con lo scadentissimo logo di Tv sorrisi e canzoni stampato sopra. Non un cofanetto, non una scatola in cartone che li dividesse per stagioni, non un libretto.
Nada, nothing, nisba.
Tieni, prendi questi dvd avvolti nella carta del pane.
Ho calcolato che costarono 252 euro.
Poi ho calcolato che per i dvd di Lost ho speso 170 euro. Cioè poco più della metà per la serie più pompata della storia, dal Manzanarre al Reno, contenuta in elegantissimi cofanetti no logo. Read More

j j j

“Solo una storia che ho scritto”

by Francesca Massarenti

4124270020_ff0049f357_b

[lightgrey_box]All’inizio di questo mese i tipi di Adelphi hanno pubblicato Lizzie, titolo italiano di The bird’s nest, un romanzo di Shirley Jackson. Non ci sono molti dubbi però riguardo al capolavoro della Jackson, il racconto The Lottery: vi invitiamo a partire da lì, per conoscerla, solo dopo aver letto questo pezzo. NP[/lightgrey_box]

È lunedì 28 giugno 1948. Sei appena tornato dal tuo lavoro presso la vicina agenzia di assicurazioni, ad Hartford, Connecticut. Sei riuscita a far addormentare il tuo bambino di due mesi e aspetti che tuo marito, ingegnere a Manhattan, rientri a casa, a Roselle, New Jersey. Hai ripetuto la solita lezione di storia alla scuola superiore Franklin di Portland, Oregon, dove insegni da dieci anni, e ora vuoi solo un po’ di silenzio. Fa già caldo a St. Cloud, Minnesota, perciò decidi di passare il pomeriggio nell’acqua della vasca da bagno. Tua moglie sta cucinando, ma tutti i tuoi libri e dischi sono negli scatoloni del trasloco, vi siete appena trasferiti a Fort Wayne, Indiana, e non sai bene come impiegare la mezzora prima di cena.
L’ultima copia del settimanale The New Yorker, del quale sei un fedele abbonato, è arrivata stamattina con la posta. Cerchi di appiattire le pieghe agli angoli e togli la polvere dalla copertina. Apri il giornale. Salti la rubrica Goings on about Town, ma ti fai distrarre dalla pubblicità della United Airlines, che promette di “take you nearly everywhere!” o dall’illustrazione del compatto set di valigie Marc Cross Fifth Avenue e pensi che è ormai estate e dovresti non avere più voglia di stare a casa tua e prenotare una stanza d’hotel da dove si possono vedere palme e blu. Salti anche il racconto di pagina ventidue, A View of Exmoor, il perché si ostinino a pubblicare storielle di frustrate scribacchine inglesi fissate col paesaggio ti sfugge. Inizi a leggere The Lottery, di una tale Shirley Jackson, chissà dove le trovano, l’incipit promette bene, parla dell’aria calda e del cielo terso degli ultimi giorni di giugno, sembra di guardare fuori dalla finestra. Read More

j j j

Paperino, 80 anni

by Giorgio Fontana

Donald_DuckEstate 1934. La leggenda, o la sua versione, vuole che un autore sconosciuto disegni un nuovo personaggio per il cartone La gallinella saggia. Si chiama Donald Duck, come il protopapero che fece una comparsata due anni prima in un volume annuale inglese disegnato da Wilfred Haughton: ma a parte l’omonimia, il tipo è completamente diverso. Fa così il suo ingresso nelle scene Paperino.
Il personaggio avrebbe potuto condividere la sorte di altri nati durante la ricca golden age dell’animazione americana. Avrebbe potuto seguire la linea classica di qualche film, un paio di tentativi di storie, e poi finire nel dimenticatoio come decine di altri. E invece. Read More

j j j

Come succede con le stelle

by Pietro Menozzi

galassia

Il presente non esiste. È un’illusione percettiva. L’approssimazione più attendibile al presente assoluto che crediamo di abitare, istante per istante, sono le immagini del mondo che prendono forma nella nostra coscienza, le immagini mentali. Tutto il resto – parlare con una persona, sentire la sua voce, vedere un oggetto – è filtrato da un tempo infinitesimale che riporta queste esperienze nel passato. Il riflesso della luna ci raggiunge con un secondo di ritardo, la luce solare con otto minuti.

Lo racconta un astronomo in Nostalgia de la luz – documentario cileno vincitore dell’European Film Awards 2010. Il suo lavoro è sottoposto a questa dissociazione: osserva il passato in diretta; quello che vede è in realtà già successo, una stella che irradia le lenti del suo telescopio mentre non è più che residuo spento, abbandonato all’oblio di una galassia distante qualche secolo dalla nostra. È l’ironia che avvicina la sua scienza all’archeologia, rivolte entrambe al passato, una ne cerca le tracce in cielo, l’altra sulla terra. Read More

j j j

Gli aforismi di Vujadin Boškov

by Danilo Deninotti

Abbiamo appena saputo della morte di Boškov: e ci dispiace davvero. Nel #49 pubblicammo la lista di Danilo Deninotti, che conteneva le venti migliori frasi dell’allenatore: per rendergli omaggio, le ripubblichiamo qui.

  1. Questa partita la possiamo vincere, perdere o pareggiare.

  2. Scendete in campo e sparpagliatevi.

  3. Un giocatore con due occhi deve controllare il pallone e con due il giocatore avversario.

  4. Rigore è quando arbitro fischia.

  5. Se vinciamo siamo vincitori se perdiamo siamo perditori. Read More

j j j

Niente romanzi per tifosi di calcio

by Steven Kay

stadium

Gli aspiranti romanzieri raramente ricevono feedback da agenti o case editrici, ma una persona a cui devo molto mi ha detto che i romanzi sul calcio non sono commerciabili perché gli appassionati di calcio non leggono romanzi. Divorano biografie e autobiografie (quasi interamente scritte da ghost-writer e quindi anch’esse opere di finzione?) ma non romanzi.
Tutto questo sarà anche in parte vero, ma non sarà perché non ci sono poi così tanti esempi di romanzi sul calcio in giro? O ai tifosi di calcio non piacciono davvero i romanzi dopo che smettono di leggere fumetti? Read More

j j j

E non abbiate paura

by Nicolò Porcelluzzi

borges

Solo una cosa no hay. Es el olvido.
Solo una cosa non c’è. È l’oblio.

Moviola letteraria. A pagina 12 di Borges – non c’è nessuno allo specchio, Jorge Luis Borges considera il suo ultimo compleanno (festeggiato da “intere pagine e supplementi”, come ricorda il suo intervistatore) un’occasione “molto triste”:

Ottant’anni sono come una lapide.

Poco più avanti confida che gli basterebbe solo un anno di più, e quando Joaquin Soler Serrano gliene augura molti altri, Borges risponde:

No, questo non lo vorrei.

Non penso che 6 anni in più gli abbiano dato fastidio: sei anni che gli hanno permesso la pubblicazione di diversi titoli, gli hanno elargito altre onorificenze (certo, cos’è il prestigio per chi colora il buio e disegna labirinti nel cielo?), gli hanno permesso soprattutto di sposare la donna che l’ha accompagnato nel crepuscolo.
Ai fini di questo pezzo, è sufficiente sapere che Maria Kodama conobbe Borges quand’era molto giovane. Lei era una studentessa sull’onda dei vent’anni, lui un cieco professore di letteratura islandese – anche se, soprattutto, Borges era già Jorge Luis Borges. Si sposarono molto tempo dopo, nel 1986, anticipando di poco la morte dello scrittore. Read More

j j j