Kingdoms of Amalur Reckoning-XBOX-360

Il Multiplayer per asociali

Nonostante io sia un accanito giocatore di ruolo, cosa che per sua stessa definizione prevede l’interazione sociale con altri membri di un gruppo, ho un grosso problema con i MMORPG (Massive Multiplayer Online Role Play Game). Il mio problema è che odio avere a che fare con gli altri giocatori.

Che sia per offrire una resurrezione a chi è stato tanto avventato da avventurarsi in zone troppo pericolose per lui, o per la compravendita di qualche oggetto magico o, peggio ancora, chi insiste a tutti i costi per convincerti a unirti al suo party o alla sua gilda, non posso sopportare l’insistenza degli estranei, né tanto meno sopporto morire a causa delle azioni di qualcun altro.

Non è che non ci abbia provato. Ho iniziato con Silkroad, MMORPG gratuito Coreano del 2006 ambientato lungo la via della Seta. Aveva tutto: un’ambientazione orientale molto carina, armi tamarre… Era anche gratuito, cosa che me l’aveva fatto preferire a World of Warcraft, ma il mio amore per Silkroad durò poco. Come molti MMORPG gratuiti, in realtà, per giocare “bene” è necessario pagare, comprando crediti da usare in gioco per acquistare oggetti altrimenti introvabili. Questo era un problema, ma era un problema tutto sommato affrontabile, bastava andare con calma e pazienza. Quello che non potevo sopportare erano, ovviamente, gli altri giocatori.

Silkroad Online

Raggiunsi il punto di rottura durante una carovana. Essendo ambientato lungo la via della Seta, Silkroad prevedeva che le gilde affrontassero dei viaggi da una città all’altra, con mercanti e mercenari che dovevano riuscire a difendere la carovana e portare più ricchezze possibili da un punto all’altro. Il che voleva dire organizzare un gruppo di 15/20 persone che a un orario stabilito dovevano affrontare la missione insieme. Fallimmo tre volte di seguito perché c’era gente che si dimenticava se era mercante o mercenario, gente che non voleva consumare le sue pozioni, gente che semplicemente andava AFK (away from keyboard) e lasciava il suo personaggio in balia delle tigri mentre si faceva uno spuntino.

Lasciai la gilda, disinstallai il gioco e decisi che sarebbe stato meglio provare un gioco più famoso, in cui l’interazione con le altre persone non comportasse la morte del mio avatar.

Che io sapessi, l’unico MMORPG in cui era probabile che io non morissi era Second Life, di cui tutti parlavano, nel 2007.

Second Life

Second Life, in realtà, non è mai stato un MMORPG, non era nemmeno un gioco vero e proprio, era una specie di grande forum tridimensionale il cui scopo era essere il più bizzarri possibile, mentre qualcuno cercava di ricavare dollari veri dai Linden Dollars vendendo magliette, appezzamenti virtuali e offrendo servizi sessuali virtuali a pagamento.
Arrivai poco oltre la creazione del personaggio, cioè quando arrivò il primo messaggio non richiesto da parte di qualche sconosciuto che chiedeva se fossi maschio o femmina e se avessi una webcam.

Ero così deluso che decisi che forse l’unico modo per poter godere di un’appagante esperienza MMORPG fosse scegliere un gioco a pagamento. Installai World of Warcraft e creai il mio primo Warlock Non-morto.

World of Warcraft

La mia prima sessione a WoW durò non meno di 9 ore filate. Il sistema di gioco di Warcraft non lascia mai il personaggio senza una missione da portare a termine, c’è sempre qualcosa da uccidere o da portare a qualcuno o da recuperare in qualche rovina.
Mi sembrò di aver trovato l’Eden, la terra promessa, un mondo di infinite ore di gioco che mi avrebbero portato sempre più lontano dai murloc. Come potete immaginare, mi sbagliavo anche in questo caso.

Essendo World of Warcraft il titano dei MMORPG, c’è un limite a quello che un giocatore può fare da solo: alcune quest vanno affrontate con qualcuno. Dopo essermi spostato da un server PVP (Player versus Player) a un server PVE (Player versus Environment) per evitare una gang di giocatori russi che si divertiva a uccidere i personaggi di basso livello, arrivai al momento in cui Varimathras, un gigantesco demone che risiedeva nella capitale dei Non-morti sotto alle rovine di Lordaeron, mi chiese di unirmi alle forze che cercavano di assalire Wrathgate. Nel frattempo continuavo a ignorare le richieste di unirmi alle gilde o di unirmi a un party o di comprare qualcosa. Era di nuovo Silkroad!

Presi Bastone, spallacci e cavalcatura e abbandonai Azeroth per l’ultima volta, nella calda estate del 2008. Da allora mi sono sempre tenuto ben lontano da giochi Multiplayer, compresi gli sparatutto come Quake Wars e Unreal Tournament, in cui ragazzini di 10 anni sono macchine da guerra molto più feroci di me e mi chiamano Newbie, quando va bene.

Mi ci sono voluti quasi sette anni per trovare il gioco che mi desse la sensazione di giocare a un MMORPG senza dover odiare il resto del mondo. Conoscevo Kingdoms of Amalur: Reckoning perché la storia è scritta da R. A. Salvatore, uno dei più famosi autori di romanzi di Dungeons & Dragons e creatore di uno dei suoi più iconici personaggi, Drizzt Do’Urden.

Kingdoms of Amalur Reckoning-XBOX-360

Appena avviato, tutto mi ha ricordato World of Warcraft: l’estetica, le centinaia di quest che sembra impossibile possano terminare, le lunghe distanze da percorrere a piedi, i combattimenti rapidi e in un certo senso ripetitivi, gli alberi delle abilità, tutto insomma urla MMORPG. Eppure sono da solo, non ci sono nemici troppo forti che debbano essere affrontati da 25 persone contemporaneamente, non ci sono aste pubbliche di oggetti magici e non ci sono gilde che richiedono un minimo di ore di gioco settimanali, perchè è un gioco esclusivamente Single Player, senza nessuna possibilità di Multiplayer.

Kingdoms of Amalur è il MMORPG perfetto per chi, come me, si sente un po’ asociale.

Monty Python per la generazione Y

monty2

CLIENTE: Questo contenuto è morto.

NEGOZIANTE: No, non lo è, sta riposando.

CLIENTE: Riposando? Guardi un po’ qua, ho cliccato su questo contenuto neanche due minuti fa e sono stato rassicurato dal vostro titolo di testa che avrei ricevuto – e cito – “6 motivi per cui Topanga di Crescere, che fatica! sarà per sempre la vostra più grande cotta televisiva.”

NEGOZIANTE: Un titolo davvero delizioso.

CLIENTE: Sarà anche delizioso, ma dopo aver cliccato, il vostro articolo, lungi dal fornire una qualsiasi intuizione ponderata o umoristica sul fascino unico della Signorina Topanga, inanellava semplicemente un paio di righe di prevedibile banalità su quanto attraente sia l’attrice. Non tollererò queste sciocchezze!

NEGOZIANTE: Beh, è carina.

CLIENTE: Certo che è carina, qualsiasi blogger diciannovenne potrebbe dirmelo! Far notare che è di bell’aspetto non costituisce di per sé il “contenuto”. Quest’articolo è spirato! Ha cessato di essere! È senza vita, un insulto all’intelligenza, un’esca per click di infimo livello! Questo è un ex-contenuto!

NEGOZIANTE: Allora dovrò cambiarlo. Cosa le pare di “4 gatti che indossano maglioni”?

­­­*

RE ARTÙ: Chi siete?

CAVALIERE: Siamo i Cavalieri che dicono… TWEE!

TUTTI I CAVALIERI: Twee! Twee! Twee!

RE ARTÙ: No, non i Cavalieri che dicono Twee!

CAVALIERE: È uguale. Siamo i custodi della sacra parola Twee e di qualsiasi film di Wes Anderson. Ci piace anche Zooey Deschanel e la colonna sonora di Juno, e qualche volta ce ne andiamo in giro con quelle graziose biciclette olandesi.

TUTTI I CAVALIERI: Twee! Twee! Biciclette! Twee!

RE ARTÙ: Oh Cavalieri, ma siamo solo semplici viaggiatori che vogliono attraversare questo quartiere per arrivare al caffè dall’altro lato.

CAVALIERE: I Cavalieri che dicono TWEE richiedono un sacrificio.

RE ARTÙ: Che cosa vorreste?

CAVALIERE: Vogliamo…. un arbusto!

TUTTI I CAVALIERI: Twee! Twee! Arbusto! Twee! Jason Schwartzman!

RE ARTÙ: Un arbusto? Come quelli che vende il fiorista sull’altro lato della strada, tra NaturaSì e quella cooperativa­galleria d’arte?

CAVALIERE: Sì, quelli andranno bene.

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CLIENTE: Buongiorno, vorrei iniziare una discussione Facebook. È la stanza giusta?

IMPIEGATO: Gliel’ho già detto.

CLIENTE: Mi spiace, ma temo che non l’abbia fatto.

IMPIEGATO: Certo che sì.

CLIENTE: No, invece.

CLIENTE: Aspetti un attimo, mi sta solo contraddicendo!

IMPIEGATO: No, non lo sto facendo.

CLIENTE: Sì che lo sta facendo! Una discussione su Facebook non è solamente contraddirsi. È una serie di affermazioni sempre più appassionate e poco informate – supportate da un qualsiasi articolo che può essere rilevante o meno – che perde rapidamente di vista l’argomento iniziale e si trasforma invece in accesi attacchi personali.

IMPIEGATO: No, non lo è.

­­­*

[UOMO cammina in maniera stramba lungo il marciapiede.]

PASSANTE: Perché cammina in modo così strambo?

UOMO: Mi piacciono gli iPhone e interagire con i miei brand preferiti!

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CLIENTE: Vorrei comprare del formaggio.

NEGOZIANTE: Fantastico. Che cosa vorrebbe, signore?

CLIENTE: Circa cento grammi di gorgonzola biologico, grazie.

NEGOZIANTE: Purtroppo abbiamo terminato la varietà biologica, signore.

CLIENTE: Che peccato. Che mi dice della mozzarella a chilometro zero?

NEGOZIANTE: Mi dispiace, ci è rimasta solamente quella industriale.

CLIENTE: Non importa. In questo caso penso che prenderò un quarto di formaggio di capra proveniente da una capra a cui non sono mai stati somministrati ormoni artificiali e che non ha mai provato dolore di alcun tipo.

NEGOZIANTE: Di solito ce l’abbiamo, ma oggi il furgoncino ibrido si è rotto.

*­­­

UOMO: Non mi aspettavo una specie di Inquisizione Spagnola.

[Tre cardinali irrompono dalla porta.]

CARDINALE #1: Nessuno si aspetta l’Inquisizione Spagnola! La nostra arma principale è la paura. La paura e la sorpresa. Le nostre arme principali sono la paura e la sorpresa, e un vasto impatto sui social media su cui condividiamo ogni confessione ottenuta. Tre armi! La paura, la sorpresa, un vasto impatto sui social media su cui condividiamo ogni confessione ottenuta, e una forte nostalgia per le Tartarughe Ninja – rifaccio la mia entrata.

UOMO: Non mi spettavo una specie di Inquisizione Spagnola.

[I cardinali irrompono nuovamente.]

CARDINALE #1: Nessuno si aspetta l’Inquisizione Spagnola! Tra le nostre armi ci sono vari elementi come la paura, la sorpresa, un vasto impatto sui social media su cui condividiamo ogni confessione ottenuta, la parola “fighissimo” – Mannaggia! C’ero così vicino… Cardinale, deve dirlo lei.

CARDINALE #2: Che cosa?

CARDINALE #1: Deve dire lei la parte riguardante le nostre armi.

CARDINALE #2: No, non potrei…

CARDINALE #1: Deve.

UOMO: … Non mi aspettavo una specie di Inquisizione Spagnola.

[I cardinali irrompono nuovamente.]

CARDINALE #2: Nessuno, mmm, nessuno si aspetta, mmm, l’Inquisizione
Spagnola. Infatti coloro che si aspettano-

CARDINALE #1 (sussurrando): Le nostre armi principali sono…

CARDINALE #2: Le nostre armi principali, eh, vede, sono la paura, mmm, la sorpresa, e, mmm, un numero di follower piuttosto ampio su Twitter, Twitter infatti è un mezzo importante che noi, mmm-

CARDINALE #1: Oh, basta così! Cardinale, legga le accuse.

CARDINALE #3: Siete accusato di non possedere alcun vasetto Bormioli.

UOMO: Chiedo scusa, è un crimine?

CARDINALI (diabolicamente): Ha! Ha ha ha! Ha ha ha ha ha!

CARDINALE #1: Si. Procuratevene alcuni o vi tortureremo. Per davvero.

(Pubblicato originariamente qui.)