Dove tutti sanno chi sei?

by James Taylor

Un paio di anni fa ho scritto un pezzo su quella che mi sembrava essere una tendenza crescente a Hollywood: inserire nel titolo di un film il nome del personaggio principale. Questa moda non è ancora del tutto finita, ma negli ultimi tempi ho cominciato a notare altri metodi usati da produttori televisivi o cinematografici (specialmente per commedie) che fanno ben poco per dissipare la percezione che la loro fonte creativa si sia ormai prosciugata. Non mi considero più parte dell’avido pubblico della TV né un assiduo frequentatore di cinema (credo che questo dica di più sulla sempre più scarsa qualità di questi due mezzi che su di me). Ma vivo a New York e sono dotato di vista, quindi sono decisamente consapevole di cosa viene proiettato sia sul piccolo che sul grande schermo, anche se non mi sorbirei la maggior parte di quelle produzioni.

Usare il nome di un personaggio come (o come parte del) titolo è un fenomeno più recente per quanto riguarda i film, ma la sua applicazione alle sitcom ha una tradizione ben più lunga e solitamente segue una di questa formule di successo:

  1. Nome del personaggio: Arsenio, Bette, Blossom, Cybill, Ellen, Frasier, Freddie, Hank, Jenny, Jesse, Joey, Kirstie, Mary, Maude, Nancy, Reba, Rhoda, Roseanne, Whitney;
  2. Nome di un personaggio + nome di un personaggio: Dharma & Greg, Kate & Allie, Kath & Kim, Laverne & Shirley, Melissa & Joey, Mike & Molly, Mork & Mindy, Ozzie & Harriet, Will & Grace, e con una leggera variazione, Joanie Loves Chachi;
  3. Nome del personaggio + qualche tipo di descrizione della loro situazione o stato: Caroline in the City, Everybody Loves Raymond, Everybody Hates Chris, Grace Under Fire, Hangin’ with Mr. Cooper, Samantha Who?, Suddenly Susan, Veronica’s Closet;
  4. Lista di nomi di vari personaggi: Bob & Carol & Ted & Alice oppure Zoe, Duncan, Jack and Jane.

Seinfeld e Becker rappresentano delle rarità in quanto cognomi dei personaggi, una pratica più spesso usata per serie TV poliziesche o di detective (vale la pena notare che nessuno dei due show poteva essere definito cozy ma erano entrambi sarcastici).

Forse avrete notato che alcuni di questi personaggi sono ricavati dalle star alle quali sono vagamente ispirati. Lucille Ball (I Love Lucy, The Lucy Show, Here’s Lucy, Life With Lucy) e Bill Cosby (The Bill Cosby Show, The New Bill Cosby Show, The Cosby Show, The Cosby Mysteries) sono stati raramente coinvolti in qualcosa che non fosse collegato al loro nome. Il tradizionale The [inserire il nome della star] Show è stato applicato a quasi tutti gli amati intrattenitori della storia della TV americana. Quest’anno Michael J. Fox ha aggiunto il suo nome alla lista che include Andy Griffin, Bernie Mac, Betty White, Drew Carey, Doris Day, Donna Reed, Geena Davis, George Wendt, Jimmy Stewart, Jamie Foxx, Joey Bishop, Larry Sanders, Michael Richards, Mary Tyler Moore, Mickery Rooney, Phil Silvers, Paul Reiser, Tony Danza, Tony Randall e Tom Ewell.

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Molte sitcom continuano a ruotare intorno a un’unità familiare – o a una qualche non convenzionale versione di essa nel XXI secolo – ed è straordinario notare quante di queste includano la parola “famiglia” nel titolo (All in the Family, Family Ties, Family Matters, Happy Family). Quest’autunno due commedie domestiche, Welcome to the Family e Family Guide, sono approdate sui nostri schermi, forse tentando di sfruttare il recente successo di Modern Family. Un’alternativa meno comune è il plurale del cognome della famiglia à la The Jeffersons, ma al momento abbiamo due nuove famiglie che lottano per gli ascolti: The Goldbergs e The Millers (da non confondersi con il contemporaneo film We’re the Millers).

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Data la recente disintegrazione del classico formato della sitcom americana, c’è qualcosa di singolare riguardo queste convenzioni provate e riprovate. È decisamente meno intrigante l’ultima tendenza ad appioppare a molti nuovi show dei non-titoli, o comunque etichette a malapena descrittive. Non è assolutamente un nuovo sviluppo, ma forse popolarità ottenuta in seguito all’enorme successo di una sitcom di gruppo di metà anni’90 che prese vita come Insomnia Café, diventando poi Friends Like Us, prima però di essere abbreviata semplicemente a Friends. Ultimamente pare che questo approccio abbia raggiunto estremi assurdi. Quest’anno i bambini americani potranno vedere Mom su CBS e Dads  su Fox. Probabilmente i peggiori esempi sono Men of a Certain Age, We Are Men e Guys with Kids, tutti show dalla vita breve basati su, beh, l’avete intuito. Recentemente sono stato sorpreso nel vedere il trailer di un film italiano intitolato 4 Padri Single, prova che questa tendenza non è limitata a questo paese e nemmeno alla lingua inglese.

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Questo meta-approccio per dare agli show titoli deliberatamente non creativi raggiunge l’apice con quello che chiamo l’approccio “lista”. Non so se Three Men and a Baby sia stato il primo caso, ma sono seguite molte sitcom i cui titoli essenzialmente descrivevano il cast nei termini più semplici: My Two Dads, Two Guys and a Girl (originariamente intitolato Two, a Girl and a Pizza Place, e da non confondersi con il film con Robert Downey Jr. Two Girls and a Guy), Two and a Half Men, 2 Broke Girls e Girls sono gli esempi migliori.

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Non so se le tendenze cinematografiche influenzino la televisione o viceversa, ma negli ultimi due anni ci sono stati diversi film (tutti commedie) che non hanno fatto niente per sradicare questa seccante abitudine: Grown-Ups, Bridesmaids, Spring Breakers, Horrible Bosses, Identity Thief, Tower Heist, Zookeeper, Bad Teacher, perfino Bad Grandpa. In un periodo in cui la televisione sembra esistere principalmente allo scopo di generare post sui social media, non è sorprendente che le priorità siano cambiate. Sono poche le persone che davvero si siedono a guardare la TV mentre va in onda. Al contrario, si godono i migliori pezzi dello show più tardi su YouTube o come trending tweet. Allo stesso modo, molti film sono disponibili in DVD prima che sia terminata la programmazione al cinema. Dovendosi confrontare con un tale eccesso di competizione, i titoli degli show televisivi e dei film non devono più essere allettanti o intriganti, ma devono piuttosto esplicare il più velocemente possibile una premessa che i probabili telespettatori possono capire senza neanche guardare lo show. Posso solo supporre che questa irritante moda passeggera scemerà solo dopo aver raggiunto la sua ovvia conclusione: titoli uniti a recensioni di una sola parola. Anche se sembra incredibile, né Unfunny SitcomBad Movie suonano particolarmente inverosimili.

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James Taylor

Nasce e cresce in Inghilterra, e dopo aver trascorso diversi anni in Italia adesso vive a New York. È un graphic designer, fotografo, occasionalmente scrittore. Colleziona maglie di calcio e vinili, e ama il Campari Soda. Questo è il suo sito.