Dove tutti sanno chi sei?

Un paio di anni fa ho scritto un pezzo su quella che mi sembrava essere una tendenza crescente a Hollywood: inserire nel titolo di un film il nome del personaggio principale. Questa moda non è ancora del tutto finita, ma negli ultimi tempi ho cominciato a notare altri metodi usati da produttori televisivi o cinematografici (specialmente per commedie) che fanno ben poco per dissipare la percezione che la loro fonte creativa si sia ormai prosciugata. Non mi considero più parte dell’avido pubblico della TV né un assiduo frequentatore di cinema (credo che questo dica di più sulla sempre più scarsa qualità di questi due mezzi che su di me). Ma vivo a New York e sono dotato di vista, quindi sono decisamente consapevole di cosa viene proiettato sia sul piccolo che sul grande schermo, anche se non mi sorbirei la maggior parte di quelle produzioni. Approfondisci

Le mille domande ad Alan Pauls

Sono le 6:45 di mercoledì 19 novembre. I miei vicini stanno tormentando il loro piccolo bambino gemente e piangente con la sigla dei Barbapapà. Ogni mattina è una sconfitta contro l’orologio e contro la vita. Ma oggi è diverso, oh sì che è diverso; non perché sfonderò il muro di pugni urlando: «Adesso chiamo la Polizia!» ma perché intervisterò Alan Pauls in compagnia del mio fidato amico e sodale Giacomo Buratti.
Passo circa trentacinque minuti a osservare la mia chioma: non posso presentarmi con un’acconciatura indecente davanti all’autore di Storia dei capelli.

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Sono le nove e un quarto e il treno regionale per Roma è in ritardo di cinque minuti. Cinque minuti non sono niente. Cinque minuti sono l’ultimo degli incidenti che ti possono capitare su un regionale. Il treno delle nove e un quarto poi è relativamente tranquillo. È troppo tardi per i ragazzini che si passano i compiti prima di entrare a scuola e troppo presto per i ragazzini che a scuola l’hanno sfangata e quindi sono carichi di adrenalina, sudore e musica di Pitbull sparata dai telefoni. Il treno delle nove e un quarto è quello dei ragazzi un po’ più grandi che hanno sempre l’aria di non essere dove dovrebbero (a letto o in classe) e di quelli che scendono al San Filippo Neri o al Gemelli per andare a trovare nonna che si è rifatta l’anca o a farsi vedere la spalla che non funziona più tanto bene. A me tocca la signora che chiede di sedersi nel posto vicino al mio perché se non si mette nella direzione del treno poi vomita, e una ragazza davanti a me che legge Dan Brown in edizione flipback Mondadori. Niente di grave. Approfondisci