“Solo una storia che ho scritto”

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[lightgrey_box]All’inizio di questo mese i tipi di Adelphi hanno pubblicato Lizzie, titolo italiano di The bird’s nest, un romanzo di Shirley Jackson. Non ci sono molti dubbi però riguardo al capolavoro della Jackson, il racconto The Lottery: vi invitiamo a partire da lì, per conoscerla, solo dopo aver letto questo pezzo. NP[/lightgrey_box]

È lunedì 28 giugno 1948. Sei appena tornato dal tuo lavoro presso la vicina agenzia di assicurazioni, ad Hartford, Connecticut. Sei riuscita a far addormentare il tuo bambino di due mesi e aspetti che tuo marito, ingegnere a Manhattan, rientri a casa, a Roselle, New Jersey. Hai ripetuto la solita lezione di storia alla scuola superiore Franklin di Portland, Oregon, dove insegni da dieci anni, e ora vuoi solo un po’ di silenzio. Fa già caldo a St. Cloud, Minnesota, perciò decidi di passare il pomeriggio nell’acqua della vasca da bagno. Tua moglie sta cucinando, ma tutti i tuoi libri e dischi sono negli scatoloni del trasloco, vi siete appena trasferiti a Fort Wayne, Indiana, e non sai bene come impiegare la mezzora prima di cena.
L’ultima copia del settimanale The New Yorker, del quale sei un fedele abbonato, è arrivata stamattina con la posta. Cerchi di appiattire le pieghe agli angoli e togli la polvere dalla copertina. Apri il giornale. Salti la rubrica Goings on about Town, ma ti fai distrarre dalla pubblicità della United Airlines, che promette di “take you nearly everywhere!” o dall’illustrazione del compatto set di valigie Marc Cross Fifth Avenue e pensi che è ormai estate e dovresti non avere più voglia di stare a casa tua e prenotare una stanza d’hotel da dove si possono vedere palme e blu. Salti anche il racconto di pagina ventidue, A View of Exmoor, il perché si ostinino a pubblicare storielle di frustrate scribacchine inglesi fissate col paesaggio ti sfugge. Inizi a leggere The Lottery, di una tale Shirley Jackson, chissà dove le trovano, l’incipit promette bene, parla dell’aria calda e del cielo terso degli ultimi giorni di giugno, sembra di guardare fuori dalla finestra. Approfondisci

$oldi: Peppe Fiore

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[lightgrey_box]Letteratura e soldi non vanno d’accordo, ed è una brutta cosa. Negli scorsi numeri ne abbiamo parlato con alcuni scrittori: adesso lo faremo qui sul sito, pubblicando le interviste già fatte e poi intervistando nuovi scrittori.[/lightgrey_box]

Quanti soldi hai nel portafoglio in questo preciso momento?
60 centesimi.

Se ne hai, quanti ne spenderai in libri?
Ormai i libri in libreria li compro solo alla stazione quando sto prendendo un treno. Sennò sempre ibs.it

Hai un ebook reader? Se sì, qual è il criterio secondo cui compri un libro in edizione digitale e non in edizione cartacea?
No, ma mi sa che tra un po’ ci scappa il Kindle.

Una maggiore quantità di soldi farebbe bene alla tua scrittura?
Sì, certo. Sono molto insicuro delle mie doti di scrittore. Perciò, per uno strano automatismo cattolico, più mi pagano meno mi sento di essere una truffa.

Qual è la cifra più alta che hai guadagnato grazie alla scrittura?
Diecimila lordi.

Una persona a cui vuoi bene si ammazza. Decidi di raccontare la sua storia in un romanzo. Il romanzo va molto bene e guadagni parecchio. Ti senti in colpa? 
No, zero. Non credo nei sensi di colpa. 

Fai altri lavori che non c’entrano con la scrittura? Se no, è perché ti basta la scrittura, perché sei ricco di famiglia o perché momentaneamente non trovi altro?
Campo solo di scrittura, anche se il grosso dei soldi viene dalla tv.

Hai mai fatto il ghostwriter? Quanto hai preso?
No mai. Ma leggevo un pezzo ieri su un giornale, lo farei volentieri se mi pagano bene.

Scriveresti mai un libro con l’unico scopo di non dover restituire l’anticipo? 
L’anticipo grazie a dio quando te lo danno non lo devi restituire anche se non vendi una copia. BTW, se ho capito che intendi, tutte le cose che scrivo sono fatte per non restituire l’anticipo.

L’intervistato

È nato a Napoli nel 1981 e vive a Roma, dove lavora in una società di produzione televisiva. Il suo primo romanzo è La futura classe dirigente (minimum fax, 2009). Per Einaudi è uscito Nessuno è indispensabile (2012), suo secondo romanzo. 

Paperino, 80 anni

Donald_DuckEstate 1934. La leggenda, o la sua versione, vuole che un autore sconosciuto disegni un nuovo personaggio per il cartone La gallinella saggia. Si chiama Donald Duck, come il protopapero che fece una comparsata due anni prima in un volume annuale inglese disegnato da Wilfred Haughton: ma a parte l’omonimia, il tipo è completamente diverso. Fa così il suo ingresso nelle scene Paperino.
Il personaggio avrebbe potuto condividere la sorte di altri nati durante la ricca golden age dell’animazione americana. Avrebbe potuto seguire la linea classica di qualche film, un paio di tentativi di storie, e poi finire nel dimenticatoio come decine di altri. E invece. Approfondisci

Il paradosso di Facebook

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(La prima cosa che fece una volta cancellato da Facebook
fu quella di postare che si fosse appena cancellato da Facebook)
Paradosso di Facebook

Oggi ho preso la mia decisione. Mi cancello da Facebook. Non ne posso più. Dico davvero. Cos’è questa storia che ogni cosa che faccio poi mi viene l’ansia di postarla su FB oppure prima ancora che io abbia cominciato a fare qualcosa magari non la faccio più perché poi mi viene l’ansia che devo metterla su FB e mi faccio tutta una serie di problemi a cercare di comprendere quello che le persone che poi vedono quella ipotetica cosa che ho appena fatto e postato su FB possano dare dei giudizi positivi o negativi sulla cosa che ho appena fatto/postato e magari cambiare il loro atteggiamento nei miei confronti e magari pensare che non sono la persona che dico di essere oppure che si sbagliavano sul mio conto.
Una seccatura vera e propria. Mi cancello. Basta. Non torno indietro sui miei passi. Cosa ci vuole a cancellarsi da Facebook? Nulla. Non ci vuole nulla. Basta premere un tasto ed è fatta. Conto fino a tre ed è fatta. Approfondisci