Eravamo in sei, adesso siamo in cinque

(Messaggio strappacòre da Alessandro Romeo)

Ieri sera, a mezzanotte, è finita ufficialmente la mia collaborazione con inutile. Il motivo è semplice: non ho tempo di fare le cose per bene, e siccome a inutile ci tengo come a un figlio, preferisco non farle. Dal 2006, quando abbiamo cominciato, è stata l’unica regola che ci siamo dati: fare le cose bene, ed è giusto rispettarla fino in fondo.

inutile ovviamente continua. A bordo restano, in ordine di apparizione, Matteo “Recchione” Scandolin, Nicolò “Recchione” Porcelluzzi, Leonardo “Recchione” Azzolini, Elisa “Recchione” Sottana, Tamara “Recchione” Viola e Pietro “Recchione” Menozzi. Tutti, rigorosamente, senza, Facebook[footnote]Tranne Tamara.[/footnote].

Sono stati 8 anni belli e pieni, che ora cercherò di raccontare tramite l’uso selvaggio dei tag.

Quella volta che Gabriele ha fatto partire La corrente, rivista prozia di inutile, ed era il 2003, e non ci si vedeva dal ’99 – anno in cui portammo peraltro in trionfo la Mestrina Basket under 15 pur misurando, appoggiati l’uno sulla testa dell’altro, meno di John Stockton – e infatti, in sostanza, avendo sentito di questa cosa de “La corrente” mi sono autoinvitato di brutto.
Quella volta che siamo diventati tutti nipoti acquisiti di Arturo, celebre ginecologo di Gubbio con la passione per Star Trek, che ci ha ospitati a casa sua in dieci, e ci ha fatto grigliare quarti di bue in terrazza, sbronzare a colpi di Margarita, svegliare alle 8 di mattina con i Goblin a tutto volume. Ed è andata avanti così per anni, una volta all’anno.
Quella volta che Andrea, Filippo, Giorgio, Danilo (di Eleanore Rigby) e Ivano (di Frenulo a mano) si sono inventati il B.I.R.R.A, invitando tute le riviste underground d’Italia, e poi siccome il comune di Perugia ha sganciato i soldi, hanno invitato anche quelli di McSweeney’s e di Granta.
Quella volta che a Padova è stata scattata quella foto.
Quella volta che ovunque andassimo incrociavamo Gianluca Morozzi.
Quella volta che abbiamo inventato “Cercare google su google” cinque anni prima della web-serie.
Quella volta che mi sono vestito da Leone di San Marco e ho riscritto il Vangelo.
Quella volta che ci sono arrivati i primi racconti, e poi altri racconti, e quelli che ce li mandavano ascoltavano le nostre dritte, e poi negli anni sono diventati bravi, e hanno pubblicato per minimum fax, Las Vegas edizioni, Giulio Einaudi Editore, Intermezzi Editore, Terre Di Mezzo.
Quella volta che ho incontrato Sara Pavan (Il potere sovversivo della carta), in stazione a Mestre, dopo aver acquistato mezzo catalogo del collettivo Ernestvirgola, e poi abbiamo conosciuto tutti i fumettisti del collettivo, che poi sono diventati famosi e tra una copertina per Internazionale e l’altra ci facevano le copertine per noi.
Quella volta che abbiamo organizzato Wimble.doc, il primo torneo di racconti online, con Enrico Piscitelli e Alessandro Milanese.
Quella volta che gli Offlaga Disco Pax ci hanno scritto un racconto.
Quella volta che hanno cominciato a invitarci ai festival e a un certo punto io e Matteo eravamo sul palco insieme ad Antonio Moresco e altra gente tra cui il Collettivomensa che raccontavano di quella volta che si sono spacciati per i Wu Ming a un festival.
Quella volta che siamo diventati 5, da 10 che eravamo, abbiamo portato in redazione gente sotto i vent’anni, ci siamo schiariti le idee e abbiamo deciso di fare sul serio.
Quella volta che Carlo Pastore e Brenda Lodigiani ci hanno intervistato su Radio 2.
Quella volta che Matteo B Bianchi ci voleva bene. E poi ancora più bene, e poi ancora ancora più bene e alla fine consigliava inutile ai corsi di scrittura creativa.
Quella volta che io e Francesco Sparacino abbiamo scoperto il Vov. E che Colla – Una rivista letteraria in crisi doveva chiamarsi “Supermegawow”.
Quella volta che Peppe Fiore ha scitto uno dei libri più belli degli ultimi anni ed è diventato il nostro fratellone.
Quella volta che abbiamo conosciuto Marta, Sara ed Elena.
Quella volta che poi abbiamo cambiato tutti città.
Quella volta che abbiamo conosciuto Marco Drago, e abbiamo scoperto che Maltese Narrazioni eravamo noi, un po’ più fighi, vent’anni prima.
Quella volta che abbiamo pubblicato Sheila Heti, Daniel B. Wallace, il padre di The Edge degli U2 incontrato da Giulia Zennaro per caso in una chiesa in Irlanda.
Quella volta che abbiamo spedito Gianluca Didino a intervistare Jennifer Egan subito dopo il Pulitzer a Roma e Martina Testa l’ha fatto passare davanti ai giornalisti di la Repubblica e de Il Fatto Quotidiano.
Quella volta che abbiamo capito che i soldi nella vita sono tutto e sulla questione abbiamo intervistato Francesco Pacifico, Giusi Marchetta, Gianluigi Ricuperati e Violetta Bellocchio.
Quella volta che è nato Maciste e non siamo finiti in galera ma su La7, Rockit Tutta Roba Italiana, La Stampa e Dagospia ma non su Wired Italia (qualcuno sa perché).
Quella volta che abbiamo fatto impazzire la talent scout di Masterpiece consigliandoci tutti reciprocamente come grandi promesse della narrativa del futuro.
Quella volta che abbiamo cambiato sito, e siamo diventati bilingue.
Quella volta che abbiamo fatto una selfie, anche se non c’eravamo tutti. E ci è venuta di merda. Ma è l’unica che abbiamo.

selfie

Per parlare di Dungeon World, tira +CAR

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La prima volta che ho giocato a un vero gioco di ruolo è stato qualche mese dopo aver comprato in un piccolo negozio di Brescia Baldur’s Gate. Avevo letto e riletto il manualetto delle regole allegato al gioco e l’idea di poter fare il mio proprio personaggio con una sua storia decisa solo ed esclusivamente da me mi affascinava.

Il mio allora professore di storia e filosofia si offrì di far provare a me e ad alcuni amici la prima edizione di Dungeons & Dragons, dalla cui versione Advanced era preso proprio Baldur’s Gate. Fotocopiò quindi per me e gli altri volenterosi tutto il contenuto della famosa Scatola Rossa, in modo che potessimo leggerlo e  iniziare a capire bene le regole, per spiegarle a chi non aveva tutta quella passione. Lui avrebbe fatto il Master per il nostro folto gruppo (eravamo addirittura in 7, numero che da allora ho capito essere eccessivo per una buona partita.) e quindi ci ritrovammo nel sud del Granducato di Karameikos, per la precisione nella baronia dell’Aquila Nera. Approfondisci

$oldi // Giusi Marchetta

$oldi

[lightgrey_box]Letteratura e soldi non vanno d’accordo, ed è una brutta cosa. Negli scorsi numeri ne abbiamo parlato con alcuni scrittori: adesso lo faremo qui sul sito, pubblicando le interviste già fatte e poi intervistando nuovi scrittori.[/lightgrey_box]

Quanti soldi hai nel portafoglio in questo preciso momento?
Venti euro. Ma se cerco bene potrebbe spuntare qualche monetina. 

Se ne hai, quanti ne spenderai in libri?
Probabilmente tutti e venticinque. (Sì, ho detto venticinque. Spero sempre nelle monetine).

Hai un ebook reader? Se sì, qual è il criterio secondo cui compri un libro in edizione digitale e non in edizione cartacea?
Non ce l’ho. Se lo avessi comprerei libri in digitale. Se li stampassero su cartelloni di dieci metri, affitterei un binocolo. È un libro? Lo compro. 

Una maggiore quantità di soldi farebbe bene alla tua scrittura?
Mi darebbe tempo e il tempo farebbe bene alla mia scrittura. 

Qual è la cifra più alta che hai guadagnato grazie alla scrittura?
Una volta per un racconto mi hanno dato tremila euro. 

Una persona a cui vuoi bene si ammazza. Decidi di raccontare la sua storia in un romanzo. Il romanzo va molto bene e guadagni parecchio. Ti senti in colpa? 
Dipende: perché ho scritto la sua storia? La risposta sbagliata è: perché volevo farci dei soldi. Ma se rispondessi così, non sarei tipo da sentirmi in colpa. 

Fai altri lavori che non c’entrano con la scrittura? Se no, è perché ti basta la scrittura, perché sei ricca di famiglia o perché non trovi altro?
Faccio l’insegnante e molte altre cose per mantenermi ma non la scrittrice. Aiuta, ma non è un lavoro. È un’altra cosa.

Hai mai fatto la ghostwriter? Quanto hai preso?
No, mai. Perché? Quanto si prende?

Scriveresti mai un libro con l’unico scopo di non dover restituire l’anticipo?
Di che anticipo parliamo? No, scherzo. Mi auguro sinceramente di non farlo mai. 

L’intervistata

Giusi Marchetta è nata nel 1982, da Napoli si è trasferita a Torino dove è insegnante di sostegno al liceo. Ha pubblicato le raccolte di racconti Dai un bacio a chi vuoi tu (Terre di mezzo, Premio Calvino 2007) e Napoli ore 11 (terre di mezzo, 2009), e il romanzoL’iguana non vuole (Rizzoli, 2011).