Il macellaio sembrava un gufo

I primi cento anni di Bohumil Hrabal

«State attenti a quello che adesso vi dico.» La maniera giusta per leggerne gli scritti l’aveva indicata lui stesso. Mettetevi comodi, che inizio a parlare. Anzi, pardon, a scrivere. Anzi, pardon, a trascrivere. Si perché Bohumil Hrabal si è sempre dichiarato un trascrittore, ponendo in chiaro quale fosse il suo atteggiamento rispetto al mestiere dello scrivere. Trascrittore di ciò che lo circondava, della storia del suo popolo, scriba sudato di narrazioni orali, di urla, risate sguaiate, «pensieri immateriali, i quali svolazzano per aria». Poeta del particolare che diventa, grazie alle sua mani, divino.

Una storia che oggi toccherebbe i cento anni, essendo nato il 28 Marzo nel 1914 a Brno, Moravia. Morto suicida, e non certamente nel tentativo di sfamare dei piccioni su un balcone, il 3 febbraio del 1997 a Praga. Una vita che ha attraversato il secolo ventesimo dentro l’Europa che più cambiava, e dai quali stravolgimenti fu duramente molestato. La fabbrica, il venditore di würstel, le copie dei suoi libri clandestine. Ma la storia di Hrabal e la sua opera si sono modellate proprio su questa navigazione impura, legata ai lavori da svolgere per mantenersi, alle fortune altalenanti dei suoi scritti, alla salute del proprio paese. Approfondisci

Con una specie di ambizione

alla fine del tunnel

Non abbiamo solo ripitturato i muri e cambiato le tende perché entrasse più luce: abbiamo proprio cambiato tutto. Anche se forse non si noterà alla prima occhiata, perché abbiamo voluto che sembrasse tutto uguale, o quasi.

Da questo #nuovoinutile riaffermiamo le nostre priorità. Vogliamo fare cultura, raccontare storie belle e importanti, affrancarci dalla mediocrità che detta il passo, e fare tutto questo con la consapevolezza precisa e rinfrescante che la vita vera è (anche) altrove. Non è cambiato quello che vogliamo fare, ma per fortuna è cambiato il mondo intorno a noi: abbiamo molte cose in comune con le riviste di oggi. C’è Studio, c’è Abbiamo le prove, c’è Ultimo uomo, c’è Minima & moralia: ci sono tanti posti su web che stanno acquistando sempre più importanza e rilevanza, come anni fa non ce n’erano. Ci sentiamo parte di un qualcosa più grande di noi, e questo è bello, e non ce lo sentivamo addosso, quando abbiamo iniziato[footnote]Sette anni fa c’era Eleanore Rigby: ma era proprio un altro campionato.[/footnote].

Il #nuovoinutile è un lavoro che portiamo avanti da un paio d’anni: dal 2012 almeno, anche se molte delle cose che vedrete (e molte di quelle che non vedrete: non riusciremo mai, mai, a fare tutto quello che vogliamo fare) sono impressioni, associazioni d’idee, curiosità che ci portiamo dietro da quando abbiamo iniziato, sette anni fa. Ci sono delle cose che da un po’ ci dicevamo: come il fatto che se fossimo una rivista in inglese, ah, sai se fossimo una rivista in inglese? È che non l’avevamo mai fatto, inutile in inglese. Perché no, poi, vallo a sapere.

E quindi, per iniziare: inutile da oggi è anche in inglese. Abbiamo ripercorso il sito e ci siamo dati una nuova data di inizio, per cominciare con un minimo di sostanza: gli articoli pubblicati da fine ottobre 2013 sono già stati tradotti. I numeri, anche: dal #54 in avanti. È una situazione temporanea: nei prossimi mesi continueremo a tradurre il nostro archivio. E altrettanto temporaneo è il fatto che magari non troverete tutto subito, adesso, qui: è stato un lavoro gigantesco, ma deve ancora finire.

Quello che troverete qui, da oggi in poi: un aggiornamento a settimana, in italiano e in inglese. Per tutti. Se poi decidete che quello che facciamo vi piace e volete sostenerci, potrete abbonarvi: c’è l’abbonamento digitale, che vi permette di accedere all’archivio dei numeri passati (in italiano e in inglese, per quanto con i caveat di cui sopra), di ricevere speciali in esclusiva per voi (uno è già pronto: lo annunciamo la prossima settimana), di poter approfittare dei nostri gadget. Se poi volete una copia cartacea, basta chiederla. Siamo qui per voi, come sempre, e meglio di prima.

Continuerà a rimanere fuori da inutile quello che non ci piace, perché non ha senso rovinarsi la vita avvelenandosi con la mediocrità. Vogliamo leggere il mondo e ricostruirlo più bello: una parola alla volta, una pagina alla volta. Finché ci basta il tempo, finché l’acqua rimane bassa: come sette anni fa, e per altri sette.