Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti

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Ok, ho un problema con gli RPG e ne ho uno ancora più grande con le escursioni virtuali. Purtroppo con i JRPG non riesco mai a soddisfare le mie ambizioni geografiche per un motivo molto semplice: è impossibile godersi in tranquillità una gita verso la Torre di Cristallo se ogni 10 passi vieni interrotto da qualche incontro casuale.
Per questo in genere sono molto restio a comprare giochi di ruolo giapponesi, perché odio il grinding e voglio potermi prendere il tempo che mi serve per esplorare senza dover ripetere miglia di volte lo stesso identico combattimento.

Due anni fa era appena uscito in Europa Xenoblade Chronicles ed era impossibile trovarlo nei negozi, perché era andata esaurito quasi subito. La Monolith Soft, che aveva già prodotto due Xenosaga, due Robot Wars e uno spin-off di Final Fantasy VII si era ritrovata tra le mani un gioiello che ripagava i 5 anni di programmazione che sono stati necessari per completarlo. Approfondisci

Intervista a George Saunders

George Saunders,

Anche senza andare direttamente negli Stati Uniti, il buon Giacomo Buratti riesce a portarci delle interviste incredibili: oggi ha intervistato George Saunders, l’autore di Dieci dicembre, il libro che è finito nelle classifiche dei migliori libri del 2013 di tutti quelli che hanno fatto classifiche dei migliori libri del 2013. Leggetela e godetevela: e grazie ad Alessandro Grazioli di minimum fax per l’aiuto.

Le storie raccolte in Dieci dicembre mi hanno fatto pensare a quella che avevi pubblicato nel 2009 su McSweeney’s, Fox 8, in cui il protagonista diceva agli umani di provare a essere «più gentili». Mi sembra che i personaggi nei racconti del tuo ultimo libro per la maggior parte provino attivamente a essere brave persone, anche se a volte finiscono per sembrare solo degli idioti. Poi ho letto il discorso che hai tenuto alla Syracuse University sul «cercare di essere più gentili» e ho creduto di aver fiutato qualcosa. Sei ossessionato da quella volpe o è solo un problema mio?

Be’, quello era il modo in cui la volpe vedeva la vita, comprensibilmente, credo, data la storia in cui si era trovata. Approfondisci