Final Fantasy: A MMORPG Reborn?

by Claudio Serena

Prima che ve lo chiediate, la risposta che troverete in fondo a questo articolo è: Meh!

Ma partiamo da più indietro. Ho conosciuto Cloud Strife nel 1993, a casa del mio solito amico che aveva la Playstation e che aveva comprato Final Fantasy VII.
Era il primo episodio della saga della Square che mi capitasse tra le mani, nonchè il primo vero JRPG a cui avessi giocato. Diamine, era il primo RPG in generale.
Non sapevo niente sui precedenti 6 capitoli, di cui solo alcuni erano in realtà arrivati in Occidente, ma Final Fantasy VII aveva tutto quello che si potesse chiedere: una trama complessa, personaggi molto diversi tra loro, magie, statistiche, armi gigantesche, oggetti da raccogliere e tutte quelle cose che fanno della serie di Final Fantasy una serie e non un insieme di giochi completamente separati gli uni dagli altri: gli Antichi, i cristalli, le musiche, i Chocobo…

E qui arriviamo al primo punto di Final Fantasy XIV: A realm reborn: è esattamente quello che ci si aspetterebbe dalla serie. Intendo dire che la musica con cui si viene accolti è il classico Title Theme che ricordavo da FF7 (e 3, 4 ecc…). E per non destare dubbi sulla Final-Fantasyosità di A realm reborn, dopo aver creato il proprio personaggio c’è un filmato introduttivo in cui troneggia un gigantesco cristallo, un elemento ricorrente di Final Fantasy.

Per tutti quelli che non hanno mai giocato a più di uno dei giochi della serie è importante spiegare una cosa: i 14 capitoli principali della serie non son in alcun modo, nè temporale nè spaziale, legati gli uni agli altri. Questo significa che ogni capitolo ha una sua ambientazione, e gli elementi ricorrenti sono spesso nomi di personaggi o mostri che vengono riciclati da un episodio all’altro.
A realm reborn si trova nel mezzo: è un seguito, ma con il proprio predecessore condivide solo poche cose.

Questo ci porta al perché sia nato Final Fantasy XIV: A realm reborn.

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Quel paradiso tropicale che vedete qui sopra è Eorzea, durante l’ultima “Epoca della Quiete”, epoca arrivata a una sua fine con il fallimento in termini commerciali di Final Fantasy XIV. Quando la Square Enix decise di rilanciare Final Fantasy XIV, una delle lune di Eorzea si abbattè sulla superficie del pianeta in un cataclisma apocalittico che cambiò la faccia del pineta e iniziò la settima “Umbral Era”, un’epoca cupa e piena di pericoli. I server di gioco vennero chiusi e Final Fantasy XIV venne ufficialmente dichiarato morto.
In seguito al Cataclisma alcuni avventurieri sono stati “salvati” e si risvegliano ora in una nuova Eorzea, alle prese con mostri risvegliatisi in questa nuova epoca di problemi in cui tutto il mondo si ritrova, un “Regno rinato”, appunto.
Questo cataclisma ha poi cambiato anche il gameplay del gioco, a cui il mio personaggio ha reagito così:

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A realm reborn non è un JRPG, l’unica cosa che ha in comune con i classici del genere è l’infinito grinding (uccidere centinaia di mostri in maniera ripetitiva per accumulare punti esperienza e passare di livello). Per il resto è un World of Warcraft molto bello da vedere.
Ovviamente quello dei MMORPG occidentali è un meccanismo molto collaudato, ma proprio per questo forse un po’ troppo trito e ritrito e FF14:ARR finisce per non aggiungere niente al genere.

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In compenso, essendo un MMORPG, FF14:ARR offre qualcosa che tutti gli altri titoli della serie, ad eccezione di FF11 e FF14 che erano sempre MMORPG, non hanno mai offerto: la possibilità di creare il proprio personaggio con una combinazione di 5 razze e 8 classi, a cui si aggiunge un sistema di mestieri che ricorda i vecchi Final Fantasy. A seconda della combinazione scelta, il gioco inizierà in una città diversa, molto curata nei dettagli e in cui saremo sommersi da quest da portare a termine. Purtroppo, nonostante la cura per i dialoghi, le ambientazioni e in generale tutta l’estetica di ogni personaggio e ogni città, le missioni sono pressochè identiche per chiunque.

Insomma, Eorzea è un bel posto da visitare, le sue città stato sono ricche di angoli bellissimi da vedere, i brani composti dal “solito” Nobuo Uematsu sono sempre molto coinvolgenti, ma in generale lascia in bocca un generico sapore di “Meh”. Non mi resta che sperare che dopo un fiacco FF13 e questi due FF14 (disponibili per PC e per PS3), il prossimo capitolo della serie, già in fase di sviluppo e che pare possa essere un ibrido più realistico tra JRPG e FPS, mi restituisca la voglia di passare ore attaccato alla console, come solo Cloud Strife e Cecil hanno fatto.


Claudio Serena

È un social nerd col feticismo dell’immagine, un web-designer, uno speaker radio, un quasi food blogger, un fotografo e un accanito giocatore. Sul ciglio dei 30 anni non ha ancora smesso di giocare, sia in radio che a casa. Passa il resto del suo tempo libero su Tumblr. Vive e lavora a Milano da ormai 10 anni. Per inutile cura la rubrica Continue.