Final Fantasy: A MMORPG Reborn?

Prima che ve lo chiediate, la risposta che troverete in fondo a questo articolo è: Meh!

Ma partiamo da più indietro. Ho conosciuto Cloud Strife nel 1993, a casa del mio solito amico che aveva la Playstation e che aveva comprato Final Fantasy VII.
Era il primo episodio della saga della Square che mi capitasse tra le mani, nonchè il primo vero JRPG a cui avessi giocato. Diamine, era il primo RPG in generale.
Non sapevo niente sui precedenti 6 capitoli, di cui solo alcuni erano in realtà arrivati in Occidente, ma Final Fantasy VII aveva tutto quello che si potesse chiedere: una trama complessa, personaggi molto diversi tra loro, magie, statistiche, armi gigantesche, oggetti da raccogliere e tutte quelle cose che fanno della serie di Final Fantasy una serie e non un insieme di giochi completamente separati gli uni dagli altri: gli Antichi, i cristalli, le musiche, i Chocobo…

E qui arriviamo al primo punto di Final Fantasy XIV: A realm reborn: è esattamente quello che ci si aspetterebbe dalla serie. Intendo dire che la musica con cui si viene accolti è il classico Title Theme che ricordavo da FF7 (e 3, 4 ecc…). E per non destare dubbi sulla Final-Fantasyosità di A realm reborn, dopo aver creato il proprio personaggio c’è un filmato introduttivo in cui troneggia un gigantesco cristallo, un elemento ricorrente di Final Fantasy. Approfondisci

Intervista, “Bootleg experiment”

bootleg10Bootleg Experiment  si presenta come un osservatorio sulla contemporaneità, composto da professionisti del settore design, moda, comunicazione, arte e psicologia. Il tema della pubblicazione è la progettualità in tutte le sue forme, con spiccata attenzione verso la percezione, la sperimentazione, la ricerca e il funzionamento del cervello. Abbiamo intervistato i due fondatori, Paolo Peraro e Cristian Confalonieri.  Approfondisci

Cargo Collective e l’autostima

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Una volta per tutte: no, la propria pagina facebook non vale come sito / portfolio / biglietto da visita. No, no e poi no. Al giorno d’oggi chiunque abbia, od aspiri ad avere, un posto nel settore dell’arte, che sia arte cinematografica, fotografica, culinaria o quant’altro, deve avere un sito. E come sito va bene anche un blog, però, con tutti i servizi ben più evoluti che ci sono, ci vuole proprio poco a fare quel passetto in più, senza spendere nemmeno un euro. Approfondisci