Le bambole ‘rinate’

by redazione

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{di Matteo Scandolin}

Rebecca Martinez sta fotografando reborn dolls, “bambole rinate”, e chi le costruisce. Soprattutto, sta fotografando chi le colleziona, le vuole, se le fa fare.

Sono bambole che assomigliano in tutto e per tutto a dei neonati, e suscitano le emozioni più disparate in chi le vede (io appartengo alla categoria “la valle del turbamento“), ma possono anche finire oggetto di cure e affetti identici a quelli riservati per… be’, per neonati veri.

Le fotografie della Martinez non sono adatte a tutti, eh: fanno impressione perché sembrano davvero, davvero neonati veri. Avete presente quegli orrendi cuccioli di gatto o cane, palesemente fasulli, che si vedono nelle vetrine delle pasticcerie (quasi sempre sono vetrine di pasticcerie: raramente le ho viste da altre parti)? Ecco, quella roba lì non fa senso, non fa impressione: si vede che è finta e che non serve a nulla.

Ma queste bambole, è un’altra storia.

Rebecca Martinez dice:

Babies create strong emotions for the bearer, holder, and observer. I have discovered this holds true even when it is known the baby is not real.
I am photographing dolls that are created to look and feel like living babies. They are constructed and weighted to feel like infants, which includes a head that must be supported while in one’s arms. They are the most powerful objects I have ever worked with, I am struck by the strong and palpable emotional reactions they produce. They provoke the dominant biological instinct to nurture and the entire spectrum of human behavior.

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