Intervista a Stefano Sgambati

by Tamara Viola

youporn_is_watching_you__2125Le copertine dei libri con i capezzoli in bella vista. Tutti le guardiamo: giovani, vecchi, maschi, femmine, bambini, animali, gente delle riviste. Appartenendo io ad un paio delle specie elencate, non potevo di certo resistere a Fenomenologia di Youporn. E siccome sono generosa, ho intervistato l’autore, Stefano Sgambati, solo per voi.

Non posso che cominciare chiedendoti qual è la tua categoria di You Porn preferita.
Sono una persona banale, non ho nessun estremo di originalità: non ho mai dato un pugno a nessuno in vita mia, nemmeno una spinta (anzi, una spinta sì, dentro a una discoteca, ma se la meritava e comunque era proprio una spintarella già frignona in partenza, senza pretese, più estetica che concreta), non sono mai scappato di casa, non ho mai saltato un giorno di scuola senza permesso di mia madre; l’unica cosa veramente estrema e coraggiosa che abbia mai fatto è stato viaggiare su un volo Havana-Roma con la diarrea (ora che ci penso in quinto Ginnasio presi ½ a una versione di greco. “Mezzo”, non so se mi spiego: il bello è che mi alzò la media). Banale, sono, banalissimo: sono uno di quelli che ha sempre votato alle elezioni per il partito che poi ha perso, ho vinto un solo scudetto in vita mia, da tifoso di calcio, e credo anche che sarà l’ultimo, non ho mai fatto una scelta davvero vincente, esemplare, anticonvenzionale, temeraria. Per questo la mia categoria preferita di Youporn non poteva che essere quella con le lesbiche.

Qual è il primo video hard che hai visto in vita tua? Quali sensazioni ti ha provocato? (oltre alle più ovvie, ecco).
Credo che tutto sia cominciato davvero col filmato che fa da “spunto” per tutto il mio libro, cioè “Forza Chiara da Perugia”, ma certo non posso dimenticare i frammenti, i lampi istantanei rubati nottetempo sui primigeni canali privati dei primi anni Novanta, Colpo Grosso, le pubblicità delle linee erotiche, i video musicali. Cito direttamente da Fenomenologia di Youporn:

“Boys, di Sabrina Salerno, per esempio, il cui video musicale, risalente già a diversi anni prima, non mi faceva dormire di notte. La compulsione nel passare da un canale all’altro per trovarlo, quel video in cui il costume di Sabrina, che saltellava nell’acqua densa di cloro di una piscina, saliva e scendeva come una cosa di sesso, liberando dalla presa del tessuto la rosea consistenza di un capezzolo, subito richiamato all’ordine dalla mano della proprietaria, che arrivava ad agire, però, con un consumato e calcolato ritardo, una coreografica indecisione di mezzo secondo, che provocava spasmi, extrasistole e panico in chi osservava e per la prima volta vedeva la Carne; mi ricordo quella sensazione di “alto merito” che mi inorgogliva le gonadi, quando dopo ore di ricerche sullo schermo del televisore appariva quanto stavo cercando, alle volte ironicamente e tragicamente prossimo alla conclusione, già sfumando verso il video successivo, e allora la ricerca continuava, un pelo più frustrata ma comunque decisa, coraggiosa.
Quella era la disperazione data dalla mancanza di alternativa. Eravamo già allora appassionati di “rappresentazioni”, ma ci mancavano gli strumenti adeguati per visualizzarle a comando. Un’intuizione bestiale ci portava già verso quella deriva “virtuale”, in assenza di personal computer: una distanza di sicurezza tra i corpi, ritrovandoci a vivere un’era di timidezze e sfiducia, diventava l’ingrediente segreto per la felicità.”

Cosa ti ha spinto a scrivere proprio di questo argomento?
Questo libro è nato grazie a Belen Rodriguez che, dunque, oltre al figlio che sta gestendo adesso, si porta dietro la responsabilità anche di quest’altra gravidanza: quando uscì il suo filmato porno amatoriale, infatti, scrissi su Facebook un pezzo abbastanza ironico in proposito (“Analisi filologica e poststrutturalista del video porno amatoriale di Belen Rodriguez”) che venne condiviso da centinaia di persone nel giro di pochi minuti. Cominciai allora a discutere con l’editore torinese Miraggi – che per primo si interessò alla cosa – della possibilità di “allargare” il discorso e il risultato non piange e non spruzza cacca nei pannolini, ma è il volume in questione.

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La ragazza che ti piace ti confessa che guarda compulsivamente video su You Porn. Come reagisci?
La parola “compulsivamente” non mi lascia propriamente tranquillo: l’aspetto “psichiatrico” della fruizione del sesso è un aspetto centrale di Fenomenologia di Youporn. Grazie agli apporti di bravi psicoterapeuti esperti in disturbi cognitivi legati alla dipendenza sessuale e alla dipendenza da Internet ho potuto arricchire il volume e la mia stessa conoscenza: la questione interessante è il connubio tra il sesso e Internet, due agenti capaci di influire sul sistema nervoso centrale con una potenza sismica impressionante. Il dottor Emiliano Lambiase, che ho lungamente intervistato, tra le tantissime cose interessanti che mi ha detto, è stato chiarissimo quando mi ha spiegato che “Nella dipendenza sessuale la persona usa il comportamento sessuale per procurarsi volontariamente un mutamento dello stato emotivo, illudendosi in questo modo di riuscire a ottenere la felicità e la serenità che non riesce a sperimentare altrimenti. Mentre all’inizio il sesso è uno strumento attraverso il quale modificare il proprio umore, con il progredire del disturbo diviene un fine rispetto al quale la persona ha perso la facoltà di decidere se ricercarlo e attuarlo, oppure no”.
Quindi, detto questo, lascerei perdere la compulsione: se la ragazza che mi piace confessasse di fare largo uso di Youporn le risponderei, “Tesoro, lascia stare, lo guardo già abbastanza io per tutti e due”.

Mi piacciono le donne formose e gli uomini eleganti che portano la brillantina fra i capelli. Che categoria di video mi consigli?
Canale Cinque, verso l’ora di pranzo: si chiama Uomini e Donne. Conduce Maria De Filippi.

Un tuo racconto, Jackson Pollock, fa parte dell’antologia Esc- Quando tutto finisce, edita da Hacca. Perché hai scelto questo titolo e che rapporto hai con l’arte?
Ho scelto questo titolo perché il racconto, “ambientato” nell’ultima notte dell’umanità, prima di un’ipotetica fine del mondo, racconta le conseguenze che uno dei quadri più famosi dell’umanità, il No.5 di Jackson Pollock, appunto, esercita su alcune persone che, per un motivo o per l’altro, ne vengono a contatto. Per me l’arte non è nulla, nulla di importante, equivale a qualsiasi altra disciplina dell’attività umana, come la chirurgia, l’ingegneria o la prostituzione: “fare arte” non implica alcuna istanza positiva all’agire di una persona. È solo una cosa che si fa: ciò che mi piacerebbe dire e che vorrei succedesse sempre (e invece no) è che, proprio come la chirurgia, l’ingegneria o la prostituzione, anche l’arte dovrebbe essere esercitata esclusivamente da chi è capace. Diceva Bukowski che per scrivere servono due cose: il talento e il talento. Non ho alcun rispetto per chi si impone di fare arte senza possedere il talento: anzi, provo odio e livore nei confronti di costoro e di chi li appoggia. Dovrebbero sapere che ciò che creano fa schifo e che non resisterà. Diceva David Foster Wallace: «Ho una fiducia incredibile, da bambino di cinque anni, nel fatto che l’arte sia qualcosa di assolutamente magico. E che la vera arte possa fare cose che nient’altro in tutto il sistema solare è in grado di fare. E che la roba bella sopravviverà e verrà letta, e che nell’immenso processo di separazione del grano dal loglio, la merda andrà a fondo e la roba bella resterà a galla».

Quali sono le caratteristiche indispensabili che deve avere un progetto letterario per suscitare il tuo interesse?
Deve assicurarmi un buon anticipo sul conto corrente, possibilmente in un’unica tranche e non in due.

Un libro e un film che per te sono indimenticabili.
It di Stephen King e Rocky I di Sylvester Stallone. (sono una persona banale, te lo avevo detto)

Progetti per il futuro.
Forse troppi. È un periodo molto fertile ma anche molto (felicemente) confusionario. Diciamo che esattamente questo è il momento che ho sempre sognato di vivere da quando mi sono messo in testa di scrivere per professione.
Nei primi mesi del 2014 (o forse a fine 2013, non è ancora chiarissimo) uscirà il mio primo romanzo per i tipi di minimum fax. Inutile dire quanto sia contento di ciò: minimum fax è una delle mia case editrici preferiti e se un anno fa mi avessero detto che sarei uscito con loro sarei entrato in coma per le risate. In estate parteciperò a un’altra bellissima antologia letteraria miscellanea che sono sicuro “bucherà lo schermo” e, in generale, sto lavorando almeno ad altri tre progetti “grossi” a medio termine di cui non saprei che cosa dire perché non sono ancora chiari nemmeno a me.

Sei mai stato in un cinema porno? Se no, mi ci accompagni che da sola mi vergogno?
Se proprio devo fare qualcosa in pubblico che abbia a che fare col sesso, be’, allora scelgo il sesso.

Stefano Sgambati, Fenomenologia di Youporn, Miraggi edizioni


Tamara Viola

Nasce nel 1984. Non si laurea, non dimagrisce, non corre, non smette di fumare però scrive. Sul suo blog, sulle riviste, sul diario segreto. Organizza trappole mortali per la signora del VII. È bellissima, e su Twitter è Delempicka.