numero 52

{Quasi allo scadere del tempo utile, eccovi il nuovo numero di inutile: la copertina era così magnifica che non abbiamo neanche fatto i nostri soliti giochini grafici con la manina che la tiene in mano. Vuoi il numero? Se sei un socio ti arriverà a casa (e nella casella email), sennò devi diventarlo: da qui.}

copertina52

editoriale

Hi mate, welcome to the pier!

Ci hanno raccontato che entrando da Hollister ti salutano così. Ci siamo chiesti: ma questi qui, questi che vendono vestiti, ortofrutta eccetera, ce l’hanno la copertina di un PITTORE di New York?
A chi ci ha risposto che Hollister non ha una rivista letteraria a cadenza trimestrale, prima di svanire abbiamo sussurrato:
Hi mate, welcome to the pier!
Così, per confonderlo.

Girovagando in rete abbiamo scoperto questo Alex Roulette, un ragazzo del 1986 che dipinge e vive in un palazzo di mattoni rossi e scale antincendio vicino a Central Park (sul serio!), ci siamo innamorati, gli abbiamo chiesto un quadro. Eccolo in copertina. Siamo i pippobaudo della swag, ladies and gentlemen.
Presentano: Montanaro, Porcelluzzi (e tutti i tipi di inutile). Vallette: Elena Gottardello e Ilaria Vajngerl, insieme a Francesco Targhetta a rinvigorire il tutto.

Hi mate, welcome to #52!

Cos’ha fatto esattamente J.J. Abrams dopo Lost?

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{di Alessandro Romeo}

Dopo che J. J. Abrams ha annunciato che si siederà dietro alla macchina da presa dei prossimi episodi di Star Wars, si sono scatenate le polemiche tra sostenitori e detrattori. Anche se qualche finto nerd preferisce riferirsi a lui come “quello di Super 8”, J. J. Abrams è noto a tutti come “quello di Lost“. Oltre a godere di una fama pressoché totale, il suo nome è diventato sinonimo di trame intricate, colpi di scena, dosi massicce di flashback e piccoli dettagli vintage sparsi qua e là.
Nonostante tutto, è difficile abbandondare la sensazione che Abrams, negli ultimi anni, si sia lasciato coinvolgere da molti progetti vicini a Lost per atmosfere e spirito, e altrettanto ambiziosi sulla carta, senza però riuscire a portare a casa un risultato anche solo paragonabile alla serie che l’ha reso celebre in tutto il mondo. È più facile immaginarlo nel suo studio, teso e di cattivo umore, mentre fissa una crepa sul muro che poco a poco si allarga.
Ora, tutto quello che ho detto fin qui se non proprio falso è per lo meno inesatto, e la domanda del titolo è mal posta. Approfondisci

Quant’è bella Roma

{di Tamara Viola}

Roma che gioca a farti infatuare, con i suoi vicoli, le sue risate, i suoi fiorai aperti di notte. Roma che ti stordisce con la sua storia, le canzoni strillate, le possibilità, mille più una. Roma che quando ci sei, poi, ti colpisce senza pietà.
Si approfitta di te, della tua ingenuità, di quella tendenza alla bontà tipica di coloro che hanno vissuto in piccoli borghi. Tu fai del bene (almeno credi) e lei ti punisce.
Ti fa salire su un bus pieno di vecchiette dai bastoni minacciosi, ti fa incontrare uomini che conoscono il segreto per scongiurare le fughe di gas, ti fa incrociare commessi che le devono provare, le tue fottute bacchette, prima di vendertele. Approfondisci

Alla faccia dei sei gradi di separazione

Sartorello-Umberto-Treviso-1983-300x215Nel 2010 mi annoiavo e decisi che volevo un’altra laurea, tipo in Medicina. Passai il test grazie alla mia laurea DAMS (almeno a qualcosa è servita) e mi ritrovai matricola in mezzo a un’orda di diciannovenni rampanti: ero a disagio, più per il “rampanti” che per il “diciannovenni”, ma il destino mi mandò un amico. Ci riconoscemmo subito come appartenenti alla stessa specie. In mezzo a quelle ragazzine con le borse di Louis Vuitton non potevo non notare che dal collo della sua tshirt spuntavano dei tatuaggi mal celati e che le sue orecchie portavano le tracce di infiniti piercing ora chiusi in qualche cassetto. Già solo averlo vicino mi faceva sentire di nuovo al DAMS. Ma non è di lui che vi volevo parlare. Approfondisci

Belli, bravi, non necessariamente buoni

Il mese scorso Antonio Moresco ha commentato il discorso che Mo Yan ha tenuto alla consegna del Nobel (tradotto da Luca Lamberti). Il polverone di critiche che è stato sollevato attorno all’atteggiamento connivente di Mo Yan nei confronti della censura cinese, secondo Moresco ha finito per distogliere l’attenzione dalla cosa più importante, i libri, portando acqua al mulino che vuole la letteratura sempre “ancella” di qualche altra cosa («della politica, dell’economia, del mercato, degli interessi dei singoli stati […], dell’edificazione e della denuncia») o duplicazione «speculare e giornalistica della realtà e di un […] realismo di supporto». Approfondisci

«I provinciali», di Ilaria Giannini

Giannini_primacop{di Tamara Viola}

Ci sono libri che suonano una musica, quella dei ricordi.
Un ragazzo con un grosso ciuffo che gli nasconde un po’ gli occhi. Impugna una chitarra e guarda lei. Canta: “la senti questa voce/ chi canta è il mio cuore/ amore amore amore è quello che so dire/ ma tu mi capirai”. Gli occhi umidi.
Bozzano, nell’entroterra della Versilia, con le sue colline e i suoi acquitrini, il riflesso del lago di Massaciuccoli a fare da sfondo.
Un uomo e una donna. Si sposeranno, avranno dei figli, lavoreranno, costruiranno la loro casa con mille sacrifici, invecchieranno.
Gli affanni dell’esistenza saranno cancellati dal sorriso dei nipoti, seduti ogni domenica attorno ad una grande tavola. I tordelli al sugo fumanti, le chiacchiere, i battibecchi. La luce del sole che scalda i vetri. Fuori i melograni, la vita di provincia. Approfondisci

Cessi trasparenti e educazione della gioventù. Su #letroiedellamiascuola

Luca Padovano scrive un post molto bello su Twitter e gli adolescenti.

Grande movimento in queste ore su Twitter, dove sta “spopolando” il tag #letroiedellamiascuola, sparato nei Topic Trend dalla solita tetragona coesione dei Bimbiminkia.

E se non conoscete il significato delle parole (nell’ordine) Twitter, spopolare, tag, Topic Trend, bimbiminkia, mi dispiace per voi, temo che non troverete nessuna spiegazione in questo post.

Sono però convinto che tutti sappiate cosa significa “troia” e quindi forse è da qui che bisogna partire. Perché, temo, il rischio è che alla parola “troia” tutto rischi di finire.

Perché, temo, tutti gli adulti che si trovavano su Twitter e hanno letto “troia”, hanno immediatamente derivato dall’uso del termine, poco corretto, irrispettoso della parità di genere, volgare e rozzo, che si trattasse di: bullismo (anche alla luce di recenti e tragici fatti di cronaca), misoginia, uso distorto della rete che richiede “cultura digitale”, scarsa fiducia nel futuro causa generazione di disgraziati e via (e)scatologicamente elencando.

Dove qui per “immediatamente”, si intende con grande senso civico, in buona fede, assai attenti al futuro della gioventù, ma senza leggere i tweet e senza provare a capire la questione, prima di giudicarla.

{continua a leggere sul blog di Luca Padovano}

Nascita di una chiocciola

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Si tende a credere che @ sia un simbolo introdotto solo di recente, per via dell’utilizzo frequente in Rete: negli indirizzi mail, ma anche come indicatore di destinatario di una risposta nei social network o come sostituto di “at” seguito da un luogo specifico. In realtà, le sue origini risalgono addirittura a un documento del 1536: l’italiano Francesco Lapi, mercante fiorentino, scrisse all’amico Pizarro una lettera usando @ al posto dell’unità di misura spagnola arroba (pari a circa 11 chili). Ancora oggi, arroba in spagnolo e portoghese rappresenta sia l’unità di peso che la @.

Nel giro di poco tempo, la chiocciola si diffuse rapidamente nel mondo del commercio (per questo è nota anche come a commerciale) a sostituire la formula “al prezzo/tasso di”, soprattutto nel Nord Europa. Diventava fondamentale per distinguere il costo unitario da quello totale: chi scriveva “12 patate @ 1 fiorino” intendeva che il totale era 12 fiorini; chi scriveva “12 patate ad 1 fiorino”, naturalmente, intendeva che con un solo denaro ci si portava a casa un’intera dozzina di tuberi. La differenza, insomma, era sostanziale. Approfondisci