How I met your mother (and Friends)

by Giulio D'Antona

“I love you.”
– Ted Mosby (e Ross Geller)
praticamente a ogni donna che incontra –

{di Giulio D’Antona}

Nella sitcom, più che in ogni altra produzione, ci sono degli schemi fissi. Nel corso degli anni alcune serie hanno rinunciato a questi schemi, altre li hanno apertamente affrontati, la maggior parte li ha abbracciati come un testo sacro. Una bibbia di battute e relazioni tra i personaggi, di situazioni che hanno funzionato in passato e di espedienti collaudati che non possono fallire.

Chi iniziasse a guardare How I met your mother oggi, non avrebbe difficoltà a ricostruire cosa è successo nel corso delle sette stagioni precedenti. E si annoierebbe a morte.

Il pilota è andato in onda il 19 settembre 2005, e ha aperto il contenitore dell’emotività di cinque quasi-trentenni nella New York – e dove se no? – dei primi anni duemila. Lo schema narrativo è basato sulla voce fuori campo di Ted Mosby – Josh Radnor – che in un futuro abbastanza prossimo racconta ai figli adolescenti come è arrivato a incontrare la donna che diventerà la loro madre. Ted è un insicuro, ossessionato dal trovare la persona giusta e fanatico del matrimonio, innamorato del proprio, noioso, lavoro. Ricorda qualcuno. Abbandonato all’altare per due volte, con quel tono dolceamaro di chi non riesce a non vedere il lato positivo e ha un piede nella depressione, sappiamo già che alla fine di tutto coronerà il suo sogno d’amore. Ricorda qualcuno.

Anche il resto del gruppo, ben assortito, si basa su un copione vincente scritto da altri in decenni di comedy da piccolo schermo. Marshall Eriksen – Jason Segel – è il migliore amico di Ted, felicemente fidanzato con Lily Aldrin – quel genio assoluto di Alyson Hannigan – che tra alti e bassi riesce a sposarsi e ad avere un figlio, mentre lei dispensa consigli e sguardi di disapprovazione. La coppia fissa con lui che ingrassa ma solo per una stagione, poi dimagrisce di nuovo, e dietro i set si sospetta che ci sia qualcosa di più. Ricorda qualcuno. Robin Scherbatsky – Cobie Smulders – che nella prima puntata compare dal nulla, ma in breve diventa parte del gruppo e amore segreto dei due scapoli della serie, che prende e lascia, mentre soffre e fa soffrire i continui abbandoni di quello che di volta in volta sembra essere l’amore della vita. Indipendente, ma non subito, svampita, ma non sempre. Per la miseria, ricorda qualcuno. E infine, l’elemento di disgregazione, la scheggia impazzita, lo scapolo senza quartiere che vola da una conquista all’altra senza prendersi la briga di ricordare ogni nome, ma che conosce benissimo misure e posizioni e si mette alla prova puntata dopo puntata, trova sempre il modo di imbarazzare e stupire, ma non si lascia sfuggire qualche momento di tenerezza, magari proprio con la ragazza-venuta-dal-nulla, l’uomo dall’istinto animale e dallo charme prepotente, l’unico a concedersi una punchline – suit up! Che fine ha fatto? – il personaggio che può permettersi di arrivare a un passo dal matrimonio senza insospettire nessuno e quando tutto, come deve, va a monte è costretto a mettere un completo a un cane per recuperare la sua comicità: Joy. No, scusate, si chiama Barney in questa serie – Neil Patrick Harris.

Non fraintendetemi, How I met your mother mi piace molto. Ma accetto e comprendo le dovute implicazioni necessarie per mantenere una sitcom di stampo tradizionale in onda per otto anni. So che se non sta succedendo niente da quattro puntate, è solo perché ci stiamo preparando a qualcosa di grosso, alla fine magari, all’arrivo del grande amore di Ted, al matrimonio tra Barney e Robin, al momento in cui il pubblico, annoiato e stanco, si scioglierà in uno di quegli oh! registrati tanto teneri quanto plateali. E pioveranno altri Emmy, nomination, cofanetti e gadgets. Come è giusto che sia.

Nel corso delle sette stagioni di alti e bassi ce ne sono stati ma, con i cliffhanger del caso, i produttori hanno sempre ritrovato il pubblico ad aspettarli il settembre successivo. I picchi d’ascolto sono stati infranti, i premi – quattro Emmy e due People Choice Award finora – sono stati vinti e gli attori sono passati da semi-sconosciuti a super star, anche grazie a trovate indiscutibilmente geniali come quella di creare un vero sito internet per ogni sito fasullo inventato da Barney. Tutto nella norma.

Certo una norma prepotente, invadente, che per chi conosce e ha seguito le altre serie del genere è qualcosa di già sentito. Eppure non si può fare a meno di andare oltre la facciata imposta per affezionarsi ai personaggi – creati a tavolino per farci affezionare – e aspettare quella fine che a ogni puntata ci sbattono in faccia e poi ci soffiano da sotto il naso. La fine. In Friends – avevo detto che ricordavano qualcuno – l’ultima puntata è quella che mi è rimasta impressa con più tenerezza, quei cinque mazzi di chiavi che restano soli sul tavolo dell’appartamento dove ogni cosa è cominciata, la sigla suonata più lentamente, come un silenzio marziale. Sarà lo stesso, lo so, e allo stesso modo ce lo ricorderemo, perché gli schemi fissi funzionano, i personaggi che si ripetono funzionano, chi ha scritto le otto stagioni – pare che non si vada oltre, pare che non ce ne sarà una nona – sapeva benissimo cosa stava facendo. È così che funziona: se si vuole mantenere lo stile classico, le risate registrate e le riprese in studio, bisogna anche mantenere i copioni e le battute, altrimenti si rischia di fare un buco nell’acqua. Aspettiamo e vediamo, ma andrà sicuramente tutto bene.

NOTA PER CHI NON SAPESSE DI COSA STAVO PARLANDO
Faccio riferimento a
Friends, assolutamente in linea con lo schema narrativo di How I met your mother. Per rendere l’articolo più chiaro a chi non conoscesse la serie, esplicito alcuni concetti.

Innanzi tutto sono in cinque: due donne e tre uomini. Ted Mosby (architetto di discreto successo che a un certo punto insegna, innamorato in prima battuta di Robin con la quale si prende e si lascia tre volte, va vicino al matrimonio due volte ma viene abbandonato all’altare, alla fine si sposerà e vivrà felice e contento) è Ross Geller (paleontologo di discreto successo che a un certo punto insegna, innamorato in prima battuta di Rachel con la quale si prende e si lascia tre volte, si sposa due volte ma divorzia suo malgrado e soffre, alla fine si sposerà e vivrà felice e contento). Marshall Eriksen (miglior amico di Ted dai tempi dell’università, si sposa e vive una relazione stabile con Lily, compra una casa fuori città ma non ci sta bene, ingrassa poi dimagrisce) è Chandler Bing (miglior amico di Ross dai tempi dell’università, si sposa e vive una relazione stabile con Monica, compra una casa fuori città ma poi preferisce il centro, ingrassa poi dimagrisce). Robin Scherbatsky (compare dal nulla nella prima puntata e Ted si avventura alla sua conquista, viene dal Canada, vive una vita semi sregolata soprattutto a causa delle sue conquiste, affronta un periodo di insicurezza lavorativa con orari infernali e un collega impossibile, costretta ad accettare le vessazioni del capo, ma alla fine trova il successo come conduttrice di un telegiornale su una rete nazionale) è Rachel Green (compare dal nulla nella prima puntata e Ross si avventura alla sua conquista, viene da fuori città, vive una vita semi sregolata soprattutto a causa delle sue conquiste, affronta un periodo di insicurezza lavorativa in cui fa la cameriera imbranata, ma alla fine fa carriera come assistente nel campo dell’alta moda e corona il suo sogno). Lily Aldrin (artista, pettegola, fissata con la sicurezza, alle volte un po’ isterica, dolce e fedele) è Monica Geller (cuoca, pettegola, fissata con la pulizia, spesso un po’ isterica, dolce e fedele). Barney Sintson è Joy Tribbiani, qui la cosa è talmente evidente che non c’è nemmeno bisogno di fare l’elenco delle somiglianze. Il MacLaren’s (luogo di ritrovo per ogni serata dei cinque di HIMYM, sotto l’appartamento di Ted) è il Central Perk (luogo di ritrovo per ogni serata dei cinque di Friends, sotto l’appartamento di Monica). L’appartamento di Ted e Marshall (prima o poi ci vivono tutti e alla fine lo lasceranno tutti) è l’appartamento di Monica e Rachel (ci hanno vissuto tutti e alla fine lo hanno lasciato tutti).


Giulio D'Antona

One comment

  1. Analisi divertente e azzeccata, in How I met your mother manca giusto la geniale Phoebe di Friends!

Comments are closed.