numero 51

{Eccoci! Volevi il numero di Ottobre? Taac, in perfetto orario, no?
Niente di meglio per scioglierti in questa notte celtica.
Il numero è per gli abbonati: vuoi entrare nel tunnel? Ecco come}

editoriale

L’ultimo editoriale del 2012. Già. Se scriviamo che questo numero è la fine del mondo rescindete l’abbonamento, giusto? Allora prendiamo il discorso alla larga.

Ultimo numero del 2012. Già perché la prossima uscita sarà a Gennaio, altre storie, altre copertine, altro anno. E ci penseremo, ci penseremo pensandovi, sbucciando pistacchi sul pavimento di Matteo.

Allora, com’è stato questo 2012? Abbiamo iniziato con delle giraffe che cercano di brucare dei dollari, siamo passati a un carrello nel blu dipinto di blu, per finire con un Don Quixote vs. pale eoliche. Abbiamo iniziato con roba nostra, per offrirvi poi due numeri pieni di gente, compresa quella lì, la tipa, la vincitrice del Premio Pulitzer 2011.

Con il #51 torniamo a bruciacchiare i piedi ai grandi, offrendovi il nostro meglio, il nostro tutto, il nostro oltre, con le fatiche di: D’Antona, Porcelluzzi, Scandolin, Montanaro. Sempre con noi, fino alla fine, la Micronarrativa. Il #51 è la fine del mondo.

Buon Natale

 

 

Scatola nera, di Jennifer Egan

{la redazione}

Mesi fa Jennifer Egan ha scritto un racconto via twitter per il New York Times. minimum fax l’ha tradotto e lo sta “trasmettendo” a puntate via twitter ogni sera alle 22.00 fino al 31 ottobre. Poi ne faranno un ebook. Il racconto si intitola Scatola Nera ed è una spy story. La prima parte è uscita ieri sera, e oggi la trovate qui.

 

 

 

A room for London

{di Alessandro Romeo}

L’idea è nata da una collaborazione tra un collettivo di curatori (Artangel) e un collettivo di architetti (Living Architecture): un piccolo appartamento in mattoni rossi costruito sopra la Queen Elisabeth Hall con un divano, una cucina, un tavolo e una biblioteca ottagonale con le finestre sul Tamigi, da cui guardare tutta Londra.

Al suo interno, per tutto il 2012, viene ospitato ogni mese un artista diverso che avrà come unico compito quello di pensare a qualcosa di nuovo da condividere con il ristrettissimo pubblico di fortunati che potranno essere lì presenti nel giorno della performance.
Spulciando nel sito ufficiale trovate un mucchio di materiale e i video integrali delle performance: tra Jarvis Cocker che legge accompagnato da un violoncellista, Wildbirds & Peacedrums che suonano con dei ventilatori dentro a delle insalatiere in acciaio, Andrew Bird che pizzica il suo violino, o Laurie Anderson che parla del suo amore per le storie c’è solo l’imbarazzo della scelta.

And the winner is…

Portandosi a casa un mazzo di fiori e il doppio della cifra per cui Jim Miller era disposto ad uccidere, il nostro Nicolò Porcelluzzi, con il racconto Questo mi fa molto piacere, ha vinto il concorso letterario “Racconti Fuorisede”, organizzato dall’associazione culturale Cerchidonda all’interno del progetto Fuorisededentrovenezia.
La giuria, composta da Gianfranco Bettin, Tiziano Scarpa, Jacopo De Michelis, Giovanni Montanaro e Alberto Toso Fei, ha motivato così la scelta:

Si tratta di un racconto che riesce a uscire dai cliché relativi alla vita universitaria e a Venezia, un racconto che non è già stato letto, che con inventiva e senza banalità racconta l’esperienza unica di uno studente, tra le partite di tennis e il linguaggio dei sordomuti. Peraltro, più che un racconto compiuto, sembra l’incipit di una storia e appare promettente e strutturato dal punto di vista narrativo. Sarebbe un buon punto di partenza per un romanzo.

 

“Sofia si veste sempre di nero”, di Paolo Cognetti

{di Gianluca Didino}

[Stasera, venerdì 19 ottobre, ore 21.00, Cognetti presenta il suo romanzo alla libreria Trebisonda di Torino. Ci vediamo là]

Letterariamente parlando Paolo Cognetti è l’equivalente di un reduce, l’ultimo esemplare di una razza di scrittori in via d’estinzione che della forma per eccellenza dell’editoria occidentale, il romanzo, non sa che farsene: una religione che vive da sempre nelle cripte della narrativa ufficiale e ha i suoi profeti, come Alice Munro, e i suoi santi martiri, come Raymond Carver o Ennio Flaiano. Approfondisci

Fantascienza con la data di scadenza

Update: se avete a cuore la questione, c’è anche la seconda puntata di Ricciotto, podcast della Trasmissione, dove Fabio, Matteo Scandolin e Aldo Fresia parlano di Total Recall come se non ci fosse un domani.

Nel 1966 Philip Kindred Dick aveva 37 anni, sulla sua mensola un premio Hugo finanziariamente inservibile prendeva polvere, mentre nella casupola in cui trascorreva gran parte delle giornate le braci del suo terzo, disastroso divorzio alimentavano l’ennesima crisi paranoide. Gli ultimi anni erano stati incredibilmente prolifici, in poco più di un decennio Dick era passato da lavorare in un negozio di dischi di Berkeley, a pubblicare una ventina di validi romanzi che, pur gettando le basi per quello che oggi è un vero e proprio culto, non gli avevano fruttato soldi a sufficienza per vivere una vita lontana dal baratro. È in questa cornice che Philip Dick ha scritto We can remember it for you wholesale, un racconto di una ventina di pagine che, pur non essendo tra i suoi migliori, negli anni a venire gli avrebbe garantito una nomination al premio Nebula e un record di adattamenti cinematografici (due) sotto il franchise Total RecallApprofondisci