Di Californication, ovvero: Hank Moody è un (tenero) coglione

Avvertenza: inizio a parlare di Californication a partire dal finale della quarta stagione, e procederò a caso tra le stagioni e gli episodi. Non mi interessano gli spoiler: ma se non vuoi che ti venga rovinata la sorpresa, non leggere oltre. Non mi prendo nessuna responsabilità se sei arrivato a metà della seconda stagione della serie e qui trovi tutto quello che succede dopo: potevi non leggere.

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Who’s that girl? Daniela Jacobs!

{di Sara Pavan}

In un mondo in cui Roberto Cavalli è uno stilista di fama internazionale, dal paese che ha inventato Jersey Shore, in un’epoca in cui tutto pare urlare che supercafone è bello, nasce Daniela Jacobs, stilista emergente che, nel 2006, a soli 15 anni, ha presentato la sua prima collezione, ALLORA, ispirata agli anni ’30-’40 del secolo scorso. Daniela ha continuato a sviluppare queste sue prime intuizioni nelle successive collezioni in cui, al sapore di inizio secolo, à la Coco Chanel, aggiunge il bizzarro e il non sense à la Man Ray, il tutto con un pizzico di pop anni ’80, quel tanto che basta a rendere piccante e sbarazzina l’eleganza delle sue creazioni. Approfondisci

Dime ‘l vero: sull’uso della lingua

Piccola riflessione (non troppo) personale nata grazie a uno dei migliori scrittori italiani del 900 (1)

{di Nicolò Porcelluzzi}

«Ciò, che ethos gavìo vialtri?»

C’è una lingua che capisco alla perfezione, ma non so parlare.
Non la posso parlare: non solo perché mi mancano esercizio, studio, un contesto in cui praticarla (riguardo a quest’ultimo poi, è l’esatto contrario). Si tratta del dialetto.
Non è precisamente dialetto veneziano, ancora meno padovano o trevigiano. È l’idioma utilizzato (sempre meno) nel paese di ottomila anime in cui vivo da ventuno anni, il baricentro geometrico del triangolo Padova-Treviso-Venezia. Approfondisci

(Williamsburg) Superhuman Happiness

{di Alessandro Milanese}

A causa dell’esplosione degli affitti nel Village Williamsburg è diventata la zona più arty del momento nella grande mela.
Quartiere popoloso e popolare ad est di Brooklyn, ci è apparso subito, sbucati della metro, in tutto il suo corollario di contraddizioni. Barboni davanti a negozi sfatti e colorati. Parcheggi pieni di polvere e rottami. E un giovane indigeno che cercava a fatica ad insegnare ad una ragazza grosso modo della sua età ad andare sullo skateboard, una spagnola (presumo), minuta che non smetteva di ridere un attimo e tremava dalla paura di crollar per terra. Approfondisci