Soggetti Smarriti, di Enrico Mazzardi

{recensione di Nicolò Porcelluzzi}

Un’introduzione sacrificabile

All’inizio erano gli ultimi minuti di Verissimo con la Parodi (quella maggiore che sta con quello che dirigeva Mediaset e adesso si sente Che Guevara, non sua sorella che poveretta è sempre in cucina e sta con quello che una volta ha urlato CAMPIONI DEL MONDO ad libitum). Partiva il valzer dei gossip e, giocando a calcio con i lego – lunga storia, guardavo incantato storie di persone che non conoscevo. Cercando di farla breve, dopo chili di interviste di Rolling Stone negli anni centrali delle superiori e qualche goffo tentativo di social networking, da un po’ di anni nel sottoscritto si è avviato un processo di disintossicazione dall’interesse per le vite degli altri. Forse Soggetti smarriti è un libro per chi come me, ha indirizzato quell’interesse in altre direzioni, ma non può fare a meno di sapere se Renzo e Lucia… cioè, fuori dal romanzo, facevano all’amore? Il libro – da qui in poi S.s. – parla più o meno di questo.

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numero 48

{Eccoci, all’inizio del nuovo anno, con un nuovo numero: il numero 48: qui sotto troverete l’editoriale e una breve introduzione per ogni pezzo. Sta per essere stampato e spedito agli abbonati e se lo volete potete comprarlo qui!
Visto che però siamo nel 2012, ci pareva brutto non vivere come nel 2012: allora eccovi anche il pacchetto completo della versione digitale (pdf, epub, mobi) che potete comprare a 2,00€ e vi sarà spedito direttamente alla vostra email!}

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Intervista a Federico di Vita

{di Giacomo Buratti}

{da domani in libreria si può trovare Pazzi scatenati. Usi e abusi dell’editoria italiana (effequ, 14€), un saggio/inchiesta/romanzo scritto da Federico di Vita. Quella che segue è un’intervista registrata con l’autore del libro lo scorso ventisei dicembre, nel pieno stordimento postprandiale delle feste}

Come ha detto qualcuno, la paura è una delle caratteristiche della vita dei precari dell’editoria — e infatti molte delle persone che hai intervistato hanno chiesto di restare anonime —, mentre Pazzi scatenati è un libro che, come direbbe mia nonna, “non le manda a dire”.  È perché tanto ormai hai deciso che non lavorerai mai più nell’editoria o perché pensi che sia giusto così?

Non penso che lavorerò più nella piccola editoria. Ci ho provato per cinque anni e non sono mai riuscito a lavorare nel senso di essere pagato, che poi è quello che si trova sul vocabolario, e quindi penso che non ci lavorerò più perché ho bisogno dei soldi per vivere. Ma nel libro non ci sono scritte cose non vere. Io ho spiegato un meccanismo, che è quello del mondo editoriale, che porta allo sfruttamento della gente.

Li ritrai come una massa di incompetenti…

Molti sono incompetenti, molti sfruttano la gente: alcuni coincidono, alcuni no. Alcuni non sono né incompetenti né sfruttano la gente, ma sono una minoranza.

Ma secondo te è ora di dire le cose come stanno, e di proporti come Roberto Saviano dei poveri…

Sei un coglione.

… oppure c’è un po’ di disfattismo?

Voglio dire una cosa, perché vedo che anche tu, come altri che stanno un po’ nell’ambiente, tendi a notare solo uno degli aspetti. Lo stesso succede in quell’articolo a cui hai fatto riferimento di MilanoRomaTrani, pure lì vengono sottolineate solamente queste parti più risentite o rabbiose, per esempio l’intervista ai redattori anonimi. È vero, c’è anche questo nel libro, perché evidentemente quest’ambiente porta a maturare le considerazioni che hai fatto anche tu, che hanno fatto i redattori che ho intervistato e che in parte magari ho fatto anch’io. Però c’è anche dell’altro. Quello che ho provato a fare è parlare di questo mondo, di una situazione comunque tragica, però in modo lieve, anche per renderla accessibile a tutti e non per fare la solita parte di quello che si lamenta che  – anche se su questo tema forse non c’era – ha comunque rotto le palle. Approfondisci