The Horrors: Skying

{di Alessandro Milanese}

La ragazza più bella che abbia mai conosciuto (mix affascinante di perfezione & eccesso molto Glamorama di Eston Ellis) è fan degli Horrors.
E così spinto da una curiosità viva (e da qualcos’altro) mi sono imbattutto nel gruppo inglese di cui fino a quel momento conoscevo solo il bel video di Sheena is a parasite.
Da quel video sono passati alcuni anni, anni in cui i nostri figli dell’Essex hanno lasciato il punk garage degli inizi (Fleshtones e Misfits) per seguire il filone wave del secondo e bellissimo Primary Colors, per arrivare ai giorni nostri ed al nuovo Skying. Approfondisci

Chronic City, di Jonathan Lethem

Che Jonathan Lethem, il più nerd dei figli bruciati d’America, l’appassionato di Philip K. Dick e di supereroi, di culture suburbane e di new-wave, sia diventato uno dei migliori scrittori d’oltreoceano è, ad oggi, un dato di fatto: almeno su questo punto non ci sono dubbi. La sua bravura è barocca, tesa, cacofonica (ricordate Brookyn senza madre?). Il suo talento vive nell’accumulazione semantica e nella precisione lessicale, in una lingua che è capace di inanellare frasi di dodici righe con il ritmo di un mitragliatore, costruire mondi e distruggerli, aprire improvvisamente spazi ampi come il cielo e tracciare linee di fuga a velocità vertiginosa (ricordate Ragazza con paesaggio?). Jonathan Lethem, insomma, ormai è bravissimo. E Chronic City è un romanzo importante, potente, significativo e discretamente cedevole. Così cedevole, in effetti, da non funzionare affatto come dovrebbe. Ora vi spiego perché.

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inutile @ VIF, San Giuliano, Mestre

Il 10 e l’11 settembre di quest’anno al parco San Giuliano di Mestre – sì, lo stesso dell’Heineken Jamin’ Festival – potrete partecipare al Venetian Industries Festival: è una cosa a metà strada tra tanta musica e un’expo di cose belle e interessanti. Il programma lo puoi leggere qui, ma spulciati bene tutto il sito.

Partecipiamo anche noi: con un piccolo banchetto (domenica 11 cercheremo di mostrarvi quante più riviste possibili, al banchetto: abbiamo chiesto aiuto a tutti gli amici del BIRRA) e con un incontro in cui parleremo di piccola editoria, autoproduzioni e come queste cose s’incastrano con quella cosa che si chiama ‘mercato‘: s’incastrano? non s’incastrano? e come fa la piccola editoria a editare? e le autoproduzioni a produrre? Ci confronteremo con gli amici di Follelfo e con Giacomo Vella, l’indistruttibile gestore di Wonderland libreria•fumetteria (sì, quella per la quale i nostri soci hanno lo sconto), e probabilmente altre riviste che ancora non ci hanno detto che vengono, per farci una sorpresa!

Dalle cinque del pomeriggio di sabato 10 settembre (poi si sbaracca e si va a Padova ché gli amici di Teatroasincrono hanno una prima importante), ma ci trovate lì anche prima, e poi il giorno successivo. Dai, fate un salto. Hop!

(Il VIF è organizzato dal NEDAC, North East Department for Arts and Community. Si ringrazia Valentina Gottardi per averci invitato, dato la possibilità di organizzare l’incontro, la fiducia, la pazienza, la simpatia e quella birra che non mancherà di offrirci. Vero?)

Il centravanti

{di Federico Di Vita}

Un giorno un tizio della Nasa ha preso il telescopio Hubble e ha fissato un punto oscuro dell’universo. Un pezzetto di volta nera dove non ci doveva stare niente, ha tenuto l’obiettivo lì nel vuoto per due settimane. Un tempo lunghissimo. Penso che sia un impiccio dire a tutta la gente che vuole usare Hubble «Ragazzi per due settimane questo coso è occupato, be’, forse è occupato a non fare un cazzo». Poi sono andati a sviluppare la foto. Nell’ignoto spazio profondo c’era la mappa di un tesoro. Un arcipelago di galassie antiche, il campo lungo di Hubble aveva squarciato il sipario di velluto sul fondo del cielo, una strana idea aveva aggiunto spazio e tempo all’universo.

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In ricordo di Massimiliano Chiamenti

{ieri abbiamo saputo che Massimiliano Chiamenti è morto. avremmo voluto pubblicare ancora tanti suoi pezzi: noi di poesie ci capiamo poco, ma le sue erano belle e ti arrivavano dritte e oneste. Enrico ha scritto che era un poeta vero: ecco. per ricordarlo pubblichiamo questa «Madonna nera», che avevamo già stampato nel #38.}

{grazie per la disponibilità e la cortesia, Massimiliano. grazie di cuore.}

La madonna nera

perché anche i duran duran dalla radio
hanno superato il tunnel del giro boia di boa
del millennio
così, è un gioco che faccio ultimamente
di vedere chi c’è rimasto nel secondo atto
dopo il grande crollo
faccio la conta e dico:
“be’, io ci sto, e freak, e paolo poli;
tondelli, pazienza, bellezza, freddy e cobain invece non ce l’hanno fatta
però bowie sì – anche se è di quelli
invecchiati male come me –
fiumani presente…
i depeche mode e i cure ci stanno…”
io mi dicevo pure rimuginandoci…
insomma non so se ho ricordato tutti nell’appello ma un po’ di ordine andava fatto
e sì insomma la musica
e sì se devo dire di qualcosa
che per metafora assomigli a dio
direi la musica
non che in dio io ci creda
ma diciamo così come modo di dire
che la musica è il modo in cui
mi immagino il paradiso
dove il corpo è lasciato al guardaroba
e si entra così vestiti di nientezza
o si resta solo tra i neuroni dei viventi
il dna dei figli le proprie opere e poco più
così la bambina beata sulla spiaggia
quasi nera quanto l’icona veneranda
ha già capito che suo
evangelicamente
è questo mondo
dove ciò che non è giovane, femmina e nero
ha in sé i germi della morte
“io sono come questa roccia”
recitava con la sua boccona l’attrice matrona nera
al recital dell’altra sera
e così voglio sentirmi anch’io
viventi peraltro in me
enormi reti di memorie e nostalgie
come le reti di pescatori sulle dune
sei conchigliette sull’acciottolato
e sì – ormai mi hai convinto –
questa fissazione con l’ego è solo una pugnetta