Un piccolo abbraccio forte

Quando le cose brutte succedono non si può fare molto: a parte stringersi intorno a chi vogliamo bene, e far sentire silenziosi la nostra presenza.

Questo è un piccolo abbraccio forte a Maria Giulia, da parte della redazione, del direttivo, e di tutti i lettori.

Sottomarini. Il baleniere [versione estesa di un piccolo libro autoprodotto nel 2009]

{di Marco Montanaro}

Oh, dunque è questo.
È solo questo.
Era di questo che si parlava l’altro giorno sul ponte.
C’era il cileno, che diceva d’averla già avvistata, una volta, al Capo di Buona Speranza.
E quell’inglese trapiantato a Boston, e poi da lì fin nella nostra terra, e adesso qui, nella terra dove non c’è altro che acqua.
Dall’Inghilterra, lui che non crede a queste leggende, passando per mercantili e navi baleniere di mezzo mondo, per giungere proprio qui, a questo.
Non lo avrebbe mai detto: non lo dicono nemmeno i suoi occhi, adesso.
Immobili.
I miei tremano ma… sono solo vivi.
Non ho paura. Approfondisci

numero 46

{l’editoriale di Alessandro Romeo e Matteo Scandolin}

Scrivere l’editoriale di un numero speciale è difficile: bisogna resistere alla tentazione di descrivere in maniera un po’ enfatica il grosso lavoro che ci sta dietro. Ve lo diciamo subito: non riusciamo a resistere all’enfasi.
I pezzi di Giampaolo Roselli e di Simone Torino li avevamo da parte da alcuni mesi: barocco e visionario il primo, asciutto e realistico il secondo. Ci hanno colpiti dalla prima lettura, nonostante siano piuttosto lontani dalle cose che generalmente ci piace pubblicare. Il nostro intervento in fase di editing è stato praticamente nullo: qualche asciugatura, qualche dettaglio, poco. Se siete degli affezionati lettori della nostra rivista li troverete forse strani. Il terzo racconto è di Niccolò Porcelluzzi, uno della redazione. È partito da una piccola idea e l’ha sviluppata poco alla volta, lavorando in un regime di stakanovismo ad altissima concentrazione: robe come diciassette ore al giorno per sei giorni. Forse è il suo primo vero racconto e siamo davvero felici di averlo tra noi, ‘sto ventunenne maledetto, ma non glielo diciamo perché vogliamo che soffra. E poi Giordano Poloni, cui abbiamo rotto le scatole mentre stava preparando le valigie e dato ch’è un signore, ci ha accontentati con una copertina che mozza il fiato. Davvero!

È un gran numero, ne siamo fieri, e vogliamo che lo siate anche voi. Adesso però prepariamo il prossimo.

(Grazie a Leonardo Azzolini che s’è sbattuto per impaginarcelo.)

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@TQ

DOLOMITI-TRE-CIME-DI-LAVARE

Ciao, TQ.

Come tutti i membri della redazione di inutile, non appartengo anagraficamente alla generazione TQ. Sono più giovane di voi.

Ho letto i tre manifesti e ho seguito il dibattito. Dei tre manifesti sottoscriverei solo il secondo, perché è l’unico che propone qualcosa di preciso. Gli altri due  sono belli, nel senso più banale del termine. Dicono cose belle e sono ben fatti, come può esserlo un quadretto con le tre cime di Lavaredo: c’è dentro tutto, ma non emerge niente.
Non potrei mai sottoscrivere in maniera convinta un grumo di affermazioni così generiche come quelle contenute nel primo manifesto. Potrei farlo per togliermi un peso; oppure sulla fiducia, senza pensarci troppo, come si decide di appendere il suddetto quadro nella camera degli ospiti. Per dare un’illusione di profondità alla stanza: non certo per il valore del quadro. Approfondisci